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Egitto, 30 morti. Al Cairo scontri tra esercito e Fratelli musulmani

Tensione nella capitale (blindata) dopo la destituzione di Morsi. I sostenitori del presidente: "Nessuna collaborazione con gli usurpatori". Una vittima a Luxor

Giulio Bucchi
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Tira nuovamente aria di guerra civile in Egitto. Dal Cairo ad Alessandria, fino a Luxor, scontri in piazza, sangue e 30 morti. L'esercito, che ha aperto il fuoco sui manifestanti, ha imposto il coprifuoco nel Nord Sinai. Nel frattempo, il presidente ad interim ha sciolto il Parlamento. Se il golpe "democratico" doveva portare a una transizione morbida, i calcoli degli anti-Morsi sono stati decisamente sbagliati. Sangue al Cairo - Dopo il golpe militare che ha deposto il presidente Mohamed Morsi, i Fratelli musulmani e gli islamisti sono scesi in piazza per protestare contro quello che il premio Nobel per la pace Mohammed El Baradei, neo-leader dell'opposizione unificata nonchè possibile nuovo premier di transizione, ha definito alla Cnn un "reset democratico". Al Cairo, città blindata e presidiata dai militari, sono stati violentissimi gli scontri tra i Fratelli musulmani sostenitori di Morsi e le forze dell'ordine davanti al quartier generale della Guardia Repubblicana. Il bilancio di stamattina, sabato 6 luglio, è di 30 morti. Lo ha riferito il ministero della Sanità egiziano. Secondo il quotidiano al-Ahram, almeno 16 delle vittime sono state uccise da colpi di arma da fuoco alla testa e al petto. Negli scontri  ad   Alessandria e in altre città del Paese, sono inoltre rimaste ferite in tutto 1.138 persone. Un uomo è morto negli scontri  tra musulmani e cristiani a Luxor, dove sono state date alle fiamme diverse abitazioni di famiglie cristiane.  Fratelli musulmani sul piede di guerra - Una dichiarazione della Fratellanza Musulmana letta dai suoi sostenitori nei pressi della moschea Rabia al-Adawiya, nel quartiere di Nasr City al Cairo, ha confermato "il rifiuto completo del colpo di stato militare contro un presidente eletto e contro la volontà della nazione" e annunciato il rifiuto "a partecipare a qualsiasi attività con le autorità usurpanti". Nella notte ci sono stati anche serie di attacchi nel nord della penisola del Sinai. Un soldato egiziano è morto e altri due sono rimasti feriti nell'offensiva lanciata da gruppi armati all'aeroporto di El Arish e a tre checkpoint militari. Il valico di Rafah con la Striscia di Gaza è stato chiuso e l'esercito ha imposto lo stato d'emergenza nel Sinai e nella provincia di Suez. Intanto dopo la rimozione di Morsi e l'insediamento di Adli Mansur come presidente ad interim, l'Unione Africana ha sospeso l'Egitto da tutte le attività. Il neo presidente dell'Egitto, intanto, secondo quanto riporta la tv di stato egiziana, con la sua prima dichiarazione costituzionale ha sciolto il Consiglio della Shura, la camera alta del parlamento del Cairo. 

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