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Per far tornare i turistiuna settimana gratis a Sharm

Proposta shock di Ernesto Preatoni, patron del Coral Bay: chi prenota un soggiorno entro il 21 settembre paga solo l'aereo. "Qui da noi non ci sono mai stati pericoli"

Matteo Legnani
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In vacanza gratis una settimana per battere la crisi e la guerra. È la provocazione lanciata da Ernesto Preatoni, imprenditore di Garbagnate, inventore del turismo nel Sinai. Ha annunciato che spalancherà le porte del Coral Bay, il gigantesco  resort sul Mar Rosso da cui è nato il boom turistico di Sharm. I vacanzieri che prenoteranno un soggiorno di almeno sette giorni fino al 21 settembre potranno godere di tutti i servizi dell'albergo senza dover mettere mani al portafoglio. L'unica spesa  è rappresentata dal costo del biglietto sull'aereo di linea. I charter hanno smesso di andare. Ma le tariffe, vista la situazione sono crollate anche sui collegamenti ordinari. «Voglio essere ancora una volta il primo a raccogliere una sfida - annuncia Preatoni -. Voglio  rilanciare il turismo in Egitto. Voglio dimostrare a tutti che, nonostante i disordini che si sono verificati nella capitale, la situazione a Sharm è tranquilla, che non si corrono rischi e il villaggio è oltremodo sicuro». Una ricetta di sole, mare, vacanza. La mattina sott'acqua a vedere la barriera corallina, la sera a ballare in discoteca. Una maniera per esorcizzare gli omicidi e  la guerra che insanguinano il Cairo. La vita nella rivincita sulla morte. I vacanzieri trasformati in testimonial della pace. Ma anche un avvertimento: se vengono messi in fuga anche loro l'economia dell'Egitto diventa sabbia come il deserto che circonda l'albero.  Una sfida che rispecchia il personaggio: visionario e guascone. «Il Pioniere» ha intitolato il libro-intervista che ha pubblicato pochi mesi fa. A 72 anni Preatoni ha fatto il bilancio della sua vita. Si considera un precursore. Ha lavorato come promotore finanziario all'alba  dei fondi d'investimento. È stato uno dei protagonisti della scalata alla Bi-Invest, la prima operazione ostile mai effettuata alla Borsa di Milano. Ha provato con le banche popolari («Ancora adesso mi prendono per matto»). Aveva cercato anche l'assalto alle Assicurazioni Generali, il santuario più ricco della finanza italiana. Si era scontrato nientemeno che con Enrico Cuccia, il banchiere dei banchieri. Non era stato un confronto fra gentildonne. Era andato via dall'Italia. Sosteneva che nel nostro Paese non si potevano fare affari perché il sistema era chiuso.  Nasce così la scoperta delle repubbliche baltiche al tramonto dell'Impero Sovietico. Investimenti immobiliari, case, palazzi ma, soprattutto centri commerciali. Poi Sharm el Sheik, nel 1991. Un'insenatura del deserto affacciata sul Mar Rosso che diventa un gigantesco resort  con 4.000 posti letto, tra hotel, ville, appartamenti. E poi ristoranti, beauty farm, casinò e tutto quanto si possa immaginare in un luogo di vacanza. Convive tutto. L' hotel di estremo lusso e l' alberghetto a due stelle, gli scogli e la spiaggia, il silenzio del deserto e il rumore della notte, le luci abbaglianti e le candele, il souk e il casinò, la pace dalle immersioni tra splendidi pesci sulla barriera corallina e le sguaiate corse sulle moto d'acqua.  A qualche centinaia di chilometri a nord, al Cairo, morti e rivolte. «Ma qui - dice Preatoni - abbiamo visto tutte queste cose in tv». Niente ansie fino alla decisione della Farnesina di sconsigliare i viaggi in Egitto. «Un annuncio che francamente non capisco. Ci sono gli stessi pericoli che esistevano a Madrid dopo l'attentato alla stazione ferroviaria, a Londra con l'attacco alla metropolitana  oppure a Boston per le bombe sulla maratona: non mi risulta però, che le autorità abbiano bloccato i viaggi verso la Spagna, la Gran Bretagna o gli Stati Uniti». L'obiezione è spontanea: in nessuno di quei Paesi, però, era in corso una guerra civile  come in Egitto. «I disordini sono concentrati al Cairo. Una fiammata. L'allarme lanciato dal ministro Bonino mi è sembrato esagerato. A Sharm non è successo nulla e aver scoraggiato i turisti ha solo aggravato i problemi». L'industria delle vacanze, infatti, è l'unica ricchezza in questo lembo di Sinai. Dopo c'è solo il deserto.  Così Preatoni non risparmia critiche ai tour operator che da un giorno all'altro hanno bloccato i voli: «Una sospensione che ha messo a repentaglio migliaia di posti di lavoro in un Paese già stremato: solo nel nostro albergo lavorano oltre duemila persone  in gran parte egiziani ma anche italiani». Così ha lanciato il suo tour inclusive completamente gratis. Una specie di marcia per la pace.  «La mia vuole essere un'iniziativa concreta per aiutare il Paese a ripartire dopo i lutti e il sangue». Non a caso alle porte di Sharm c'è un cartello. Recita: «Città della pace».

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