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Mosca agli Stati Uniti: "In Ucraina sarà un bagno di sangue". Trump fornisce armi all'Ucraina, Putin minaccia

24 Dicembre 2017

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Mosca agli Stati Uniti: "In Ucraina sarà un bagno di sangue". Trump fornisce armi all'Ucraina, Putin minaccia

I rapporti fra Usa e Russia si incrinano ancora di più, dopo l’approvazione, confermata ieri dal governo di Washington, della vendita di armi, per 350 milioni di dollari, al governo ucraino, che da tre anni fronteggia la secessione delle repubbliche filorusse di Donetsk e Lugansk, nella regione carbonifera del Donbass. È stata la portavoce del Dipartimento di Stato, Heather Nauert, ad annunciare: «Gli Stati Uniti hanno deciso di fornire all’Ucraina migliori capacità difensive come parte del nostro sforzo per aiutarla a proteggere la propria integrità territoriale e scoraggiare aggressioni». La decisione dell’amministrazione Trump ha incassato l’appoggio di uno dei senatori più ostili alla Russia, John McCain, secondo cui «Trump invia un segnale forte sul fatto che gli Stati Uniti sono a fianco dei loro alleati».

Opposta la reazione di Mosca, che fin dal 2014 sostiene i secessionisti del Donbass dopo aver annesso la Crimea. Dal Cremlino, il viceministro degli Esteri Sergei Rybakov, avverte: «Gli Usa hanno oltrepassato la linea del coinvolgimento nel conflitto». E il suo parigrado Grigorij Karasin vede rischi per il già ingessato processo di pace: «La decisione degli Usa indebolisce il lavoro per l’attuazione degli accordi di Minsk del 2015 perché sostiene il “partito della guerra” a Kiev, le forze politiche favorevoli all’uso della forza per la soluzione della crisi del Donbass». In effetti, finora le truppe separatiste del Donbass hanno tenuto testa all’esercito di Kiev grazie ai loro carri armati T-72. L’architrave dell’imminente fornitura americana agli ucraini è proprio una certa aliquota di moderni missili anticarro che possono alterare la bilancia in favore di Kiev. Si tratta di 210 missili FGM-148 Javelin, ordigni lunghi poco più di un metro e lanciabili da un tubo spalleggiabile tipo bazooka. Il Javelin si dirige da solo sul carro armato nemico rilevandone la traccia infrarossa, dal calore del motore o delle armi, e ha nel muso una doppia testata perforante a carica cava che neutralizza in due tempi una tipica difesa dei carri T-72, ossia piastrelle esplosive montate come tegole sopra la corazza d’acciaio. Si capisce come l’arrivo dei Javelin preoccupi i russi, tantopiù che possono essere utilizzati eventualmente anche contro elicotteri a bassa quota. Il tutto mentre la tregua in Donbass viene rotta da scontri d’artiglieria, specie il cannoneggiamento della città di Luganskoye da parte delle truppe di Kiev.

Come ha ricordato ieri l’ambasciatore in Russia dell’Unione Europea, Markus Ederer, manca però ancora una forza di mediazione internazionale: «Un accordo su peackeepers dell’Onu si può fare, ma deve essere legato a una totale cessazione del fuoco». Lo scambio di granate a singhiozzo, però, continua e i russi, e filorussi del Donbass, temono ora che con le nuove armi anticarro l’armata di Kiev si senta imbaldanzita e passi all’offensiva.

di Mirko Molteni

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