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L'Italia dovrebbe chiedere i danni ad Angela Merkel e alla Ue: "Ci hanno boicottato gli alleati europei"

Cristina Rossello
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Italiani agonizzanti per l'indisponibilità di presidi adeguati: l'impedimento alla consegna di quelli acquistati ha costretto l'Italia a dover affrontare per prima l'esplosione della pandemia senza aiuti comunitari, con migliaia di morti, ostacolata nel suo approvvigionamento di materiale sanitario acquistato per il soccorso. Si è consumato un indebito trattenimento di presidi sanitari nel territorio di uno Stato membro dell'Ue che ne ha impedito il legittimo trasferimento verso l' altro Stato membro, destinatario legittimo di un suo regolare ordine di consegna e acquisto. Un fatto ineludibile che deve rimanere nella storia dell' Unione Europea ed essere stigmatizzato, additato e sanzionato.

Il comportamento ai danni dell' Italia non costituisce solo violazione dell'art. 35 Tfue (Trattato sul funzionamento dell' Unione europea): la norma vieta restrizioni quantitative e qualsiasi misura di effetto equivalente all'esportazione e a nulla vale la deroga dell' art. 36 Tfue. Si tratta di una vicenda grave che non può e non deve essere dimenticata. Anzi deve essere opposta in chiave tecnica, fieramente e dignitosamente, nei tavoli dei negoziati attualmente in corso. La presidente della Commissione Europea ha rivolto a nome della Commissione stessa le scuse all' Italia per essere stata lasciata sola: esortiamo il governo a non limitarsi a "fare la ruota" per un riconoscimento a parole. Le scuse sono un atto dovuto e non possono ridursi a mera consolazione e vanno tradotte in ragioni di riconoscimento per il torto subito.

 

 

Si riconosca la dignità dei nostri moderni caduti: non esiste un equo contemperamento, che non sarà mai sufficiente per il ristoro, ma occorre essere fermi, svelti, attenti e fieri nella reazione internazionale. Da settimane l'opposizione responsabile di Forza Italia, condotta dal presidente Silvio Berlusconi anche con Antonio Tajani in tutte le sedi e i confronti europei e internazionali, sprona il governo a considerare con determinazione ogni argomento compensativo per ottenere fondi e liquidità. Fin dalle prime fasi dell'epidemia la condotta è stata oggetto di nostra attenzione e l'abbiamo segnalato alla Commissione Europea che ha minacciato l' apertura di una procedura di infrazione nei confronti di quegli Stati che avessero posto in essere simili "blocchi".

IL CASO GERMANIA
L'incriminato decreto tedesco del 4 marzo scorso vietava l'esportazione e la circolazione infra-Ue di dispositivi di sicurezza (tra cui le mascherine) che si trovassero sul suo territorio. Il 13 marzo u.s., la Commissione ha precisato in un'informativa apparsa sul proprio sito internet, che tali condotte: (I) pregiudicano il funzionamento delle filiere integrate di produzione dei presidi sanitari; (II) creano "colli di bottiglia" nella distribuzione di questi ultimi; (III) pregiudicano l'organizzazione logistica degli operatori e, in definitiva, reintroducono frontiere doganali, proprio quando maggiormente si impone la necessità di assicurare la libera circolazione dei prodotti, anche in ottemperamento al principio di solidarietà.

La Germania, vietatole il decreto, si è riservata tuttavia la possibilità di farlo rientrare in vigore, con la conseguenza che il 14 marzo la Commissione Europea ha emanato un regolamento per evitare il ripetersi di situazioni analoghe, limitando l' esportazione di materiale medico verso i Paesi extra-Ue e garantendone invece la circolazione all' interno dell'Unione. Inoltre, il 16 marzo u.s., la Commissione ha adottato la Comunicazione C (2020) 1753 finale con la quale ha specificato che: (a) eventuali restrizioni riguardanti il trasporto di prodotti devono comunque preservare la distribuzione di prodotti, essere motivate, proporzionate e in ogni caso notificate alla Commissione ed agli altri Stati membri; e (b) la circolazione di dispositivi medicali all' interno dell'Ue deve rimanere libera. Per converso - mentre si consumava questo illegittimo atto di egoismo e sopruso nei confronti di uno Stato Membro piegato dall'epidemia, che si è visto negare la consegna dei presidi sanitari legittimamente acquistati per tutelare la propria popolazione agonizzante e mentre cresceva la notizia di migliaia di morti per l'assenza dei presidi bloccati alle "frontiere" - catene di supermercati tedeschi annunciavano treni speciali per rifornire di pasta i punti vendita tedeschi: nessuno scrupolo nel toglierci i viveri.

PASTA A GO GO
Non può che eccepirsi come in un periodo difficile e delicato come quello vissuto, indisturbata dalle difficoltà per il transito delle merci, la logistica tedesca abbia trovato il modo di rifornirsi ampiamente di cibi italiani e di ampie scorte, ma non di restituirci le mascherine, i guanti e gli altri presidi essenziali indebitamente trattenuti e bloccati all' interno delle proprie frontiere, consumando un' autentica indebita sottrazione. Abbiamo già argomentato sulla gratitudine, non come sentimento ma come elemento giuridico compensabile coi residui "abbonati" debiti di guerra, partendo il 30 marzo da Libero (ringraziando il direttore Vittorio Feltri per lo spazio concessoci). Il tema ha avuto ampia risonanza politica e giornalistica in questo mese anche sulla stampa tedesca (Bild Zeitung 2 aprile e Der Spiegel 25 aprile). Anche queste considerazioni non ci paiono trascurabili e possono essere messi con consapevolezza e fierezza di creditori sul tavolo dei negoziati europei. Le notizie apprese tramite un'inchiesta giornalistica ci sono. Le interpellanze di Forza Italia agli atti. Le prove anche.

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