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In Afghanistan abbiamo buttato 7 miliardi

 Soldati italiani in Afghanistan

Esce il dossier con i costi vivi

francesco specchia
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Tralasciamo la retorica – tutt’altro che facile- dello Stato italiano che si produce in acrobatici tagli alla spesa pubblica sanitaria (-0,4%) mentre potenzia la spesa militare (+18% nelle ultime tre legislature). Tralasciamo anche la polemica sulle Fregate Fremm e, in nome della stessa ragion di Stato, le nuove spettacolari forniture militari all’Egitto, uno strano paese che se ne fotte altamente delle nostre richieste trattate come prefiche sul caso Regeni. Concentriamoci, invece, sull’Afghanistan, la missione militare italiana più inutile della storia.

Oggi la notizia è che il Servizio Studi- Dipartimento delle Difesa ha sfornato per il Centro di documentazione e ricerca delle Camera dei deputati il dossier titolato laconicamente Dati delle partecipazioni italiane in Afghanistan. Quest’anno, finora sono 159,7 milioni di euro: 0,5 in più rispetto all’anno precedente (ma l’anno in corso non è ancora finito, la tendenza è verso l’alto). Sono comunque tanti soldi, specie rispetto alla crisi internazionale, al ridimensionamento della Nato ad opera degli Stati uniti di Trump, e al generico taglio complessivo delle altre spese militari. Certo, l’Afghanistan per noi è sempre stato, finanziariamente, un bagno di sangue: nel 2001 le spese erano di “soli” 71, 6 milioni per poi passare a 250 nel 2002, per toccare successivamente l’apice di 833,4 nel 2011; e di 420, 2 nel 2016 per poi scendere a 193,7 nel 2017 e 185 nel 2015. Il dato complessivo che emerge con forza è che, sebbene negli anni sia calata la quota di bilancio destinata alla missione militare, in tutto questo tempo non è stato affatto azzerato il costo militare, 7 miliardi in tutto finora- per la guerra -che nessuno ha mai capito bene- voluta da George W. Bush. La guerra in Afghanistan è un monumento allo spreco di vite, soldi e dignità e non ha nulla che vedere con “l’esportazione della democrazia”; e anche se ce l’avesse, be’, non è sicuramente quello il compito del nostro esercito, di natura costituzionalmente difensiva. Su questa missione stramba molto ha scritto su queste colonne Vittorio Feltri: “Le nostre truppe sono state mandate in quel Paese maledetto nel ruolo di crocerossine allo scopo di instaurarvi la democrazia, aiutando gli americani illusi di poter trasferire in Asia i modelli occidentali di governo. In due decenni di impegno armato gli States, pur con il nostro trascurabile contributo, non hanno cavato un ragno dal buco. I talebani continuano a compiere attentati micidiali e a tenere in soggezione il popolo. L’esportazione della suddetta democrazia è stata un fallimento totale. mandate in quel Paese maledetto nel ruolo di crocerossine allo scopo di instaurarvi la democrazia, aiutando gli americani illusi di poter trasferire in Asia i modelli occidentali di governo. In due decenni di impegno armato gli States, pur con il nostro trascurabile contributo, non hanno cavato un ragno dal buco. I talebani continuano a compiere attentati micidiali e a tenere in soggezione il popolo. L'esportazione della suddetta democrazia è stata un fallimento totale”. Sottoscriviamo rigo per rigo.

Tra l’altro, sempre secondo il suddetto report, la zelante italiana è la seconda nazione in Europa nel rifornire di uomini la suddetta guardia al bidone nel deserto: 895 soldati italiani impiegati nella missione afghana, mentre solo la Germania ne ha forniti di più, 1300. Terza nella hit la Romania con 797. Tra i paesi al nostro livello, per dire, la Spagna ha messo a disposizione 66 uomini e il Portogallo 188, mentre la Francia non figura, avendo le sue mirate guerre da combattere. Prima di noi al mondo solo gli Usa (8000 uomini, ma ci mancherebbe il presidio l’hanno voluto loro) e il Regno Unito con 1100 unità. E sono 50 i nostri militari caduti in quel terreno aspro, desolato e incontrollabile perfino dai carrarmati russi i quali, dati gli insuccessi e le scoppole subite nel 1979/89, mai più frequentarono quegli altipiani.

 L’occupazione di Kabul rimane -come quella dell’Iraq- un’idiozia poderosa che si perpetua in automatico di anno in anno. Qui, onestamente hanno ragione i pacifisti di buon senso. Non lo dico da pacifista, tutt’altro; ma da militarista figlio e nipote di militare. Fate tornare i ragazzi e facciamola finita, ci sono cose più serie, ora, da fare…

 

 

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