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Luca Attanasio e il carabiniere Iacovacci uccisi dal fuoco amico? Terrificante sospetto sull'agguato in Congo

 L'agguato a Luca Attanasio in Congo

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Sono stati uccisi dal fuoco amico Luca Attanasio e il carabiniere Vittorio Iacovacci? Secondo il Corriere della Sera c'è il forte sospetto che l'ambasciatore italiano in Congo e il militare siano stati ammazzati durante una sparatoria in cui c'erano anche i soldati e i ranger del governo congolese e non si sa esattamente chi abbia ammazzato chi. 

L'agguato, si legge ancora sul Corriere è stato rapido e ha seguito lo stesso schema di tanti altri attacchi: un mucchio di pietre nel mezzo della strada Rn4 che costringe le macchine a frenare. Poi dalla boscaglia spuntano sei, forse sette uomini con armi leggere. Una raffica di proiettili che mira alla macchina del diplomatico e uccide sul colpo l'autista, Mustafa Milambo.

A quel punto Attanasio, Rocco Leone e il carabiniere Iacovacci vengono fatti scendere. Si tratta di un rapimento. I banditi danno ordini in swahili ai tre italiani ma parlano fra loro in kinyarwanda (lingua ruandese comune tanto tra i fuorusciti hutu delle Fdlr, le Forze democratiche per la liberazione del Ruanda, quanto fra jihadisti ugandesi Adf che vantano legami con l'Isis). Già feriti nella sparatoria vengono costretti a camminare per qualche decina di metri. Poi, improvvisamente secondo la versione ufficiale di Kinshasa, spuntano dal nulla i soldati e i ranger governativi e comincia la sparatoria. Il carabiniere Iacovacci, 30 anni, di Sonnino, in provincia di Latina, muore subito. Attanasio, 43 anni, di Limbiate, viene colpito all' addome e quando arriva all' ospedale di Goma, una ventina di chilometri di strada, non c'è più nulla da fare. 
Cosa volevano i banditi? Soldi? O si trattatava di una azione terroristica? Di sicuro Attanasio non viaggiava su un'auto blindata, non aveva un giubbotto antiproiettile e nemmeno una scorta. 

I congolesi e l' Onu avevano assicurato che quella strada fosse tranquilla. Ma il governatore della regione, Carly Nzanzu Kasivita, ha poi affermato di non esserne stato informato della missione in anticipo.

Insomma, tante cose non tornano. La Procura di Roma ha aperto un'inchiesta. Pare che il convoglio sia stato attaccato in una zona detta delle "tre antenne" vicino Goma, sulla frontiera con il Ruanda, "non lontano da una postazione delle Forze armate della Repubblica democratica del Congo (Fardc) e dei militari ruandesi delle Forze di Difesa ruandesi".

"Le responsabilità di questo ignobile assassinio è da ricercare nei ranghi di questi due eserciti e i loro sponsor che hanno stretto un'alleanza contro natura per prolungare all'infinito il saccheggio dell'est della Repubblica democratica del Congo", denunciano. La verità verrà mai a galla?

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