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Joe Biden, "ingerenza sulle elezioni italiane": Feltri, come usa i servizi segreti

Vittorio Feltri
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Puntualissimo, a dieci giorni dalle elezioni, è apparso un documento del Dipartimento di Stato americano da cui si apprende che la Russia dal 2014 ad oggi avrebbe versato la bellezza di 300 milioni di dollari allo scopo di condizionare politici e funzionari pubblici in circa venti Paesi del sistema internazionale, Europa inclusa. Ci domandiamo lecitamente se il comportamento americano non configuri una ingerenza, quantunque indiretta, nella politica interna altrui, considerato che le votazioni che avranno luogo a breve in Italia stanno suscitando una attenzione addirittura morbosa all'esterno in un momento delicato come quello che stiamo attraversando.

Infatti siamo nel pieno di un conflitto, non più freddo, tra Russia e Stati Uniti, combattuto sul suolo europeo, a poche centinaia di chilometri dal nostro confine, e il posizionamento dello stivale è, come è sempre stato dal dopoguerra ad ora, fondamentale al fine di determinare la geografia dei blocchi contrapposti. Il pregiudizio ormai consolidato riguardo la destra italiana, pregiudizio corroborato astutamente dalla sinistra italiana, è che essa sia fascista e che ora ammicchi altresì a Vladimir Putin, sebbene tutto ciò sia frutto non delle fantasie né delle paure dei progressisti, bensì elemento essenziale di una strategia dei democratici stessi, i quali intendono logorare l'avversario politico mediante un'azione diffamatoria e la predizione di quello che accadrebbe, vere e proprie catastrofi sociali ed economiche con tanto di restaurazione della dittatura, qualora la destra vincesse le elezioni. Il documento americano cade come il cacio sui maccheroni, in quanto dà la possibilità al Pd e non soltanto di corroborare insinuazioni e sospetti fabbricati ad arte, pur non potendo apporre uno straccio di prova che li avvalori.

Infatti, dal 2019 si blatera di milioni di euro che la Lega avrebbe ricevuto da Mosca eppure di questi nessuno ha mai trovato traccia. Basterebbe ciò, in uno Stato democratico, per fare decadere ogni accusa. Invece no. Fa bene il leader leghista a lanciare un avvertimento: «Quereleremo chiunque faccia infondate allusioni sulla Lega». Tuttavia è scontato che questo non arresterà le tanto livorose quanto mediocri penne poste al servizio della sinistra, le quali punteranno il dito, e già lo stanno facendo, contro il Carroccio e lo faranno ancora una volta senza riscontri di alcun tipo. Del resto, le prove non servono, quello che preme è insinuare il dubbio, congetturare. Non si illudano. Il documento made in Usa non inciderà in alcuna maniera sull'esito di queste consultazioni, non influenzerà neppure minimamente gli elettori italiani, non determinerà il crollo della Lega e la sconfitta del centrodestra.

Servirà solamente a riempire le pagine dei giornali e a condurre sterili, tediosi e inutili dibattiti televisivi, che eccitano magari Enrico Letta e i suoi, ma non i telespettatori. Se dei quattrini che la Russia avrebbe versato alla Lega non vi è alcun indizio, nemmeno minimo, non sussistono dubbi riguardo i denari che la sinistra italiana ha ricevuto dal dopoguerra agli anni Novanta proprio da Mosca. Si tratta letteralmente di un fiume di milioni e milioni di rubli. Tonnellate di soldi. Basti considerare che un terzo di tutti i contributi economici forniti da Mosca a numerosi Paesi dello scacchiere internazionale per corrompere e condizionare la classe politica finiva proprio in Italia. Nello spionaggio a favore della Russia furono coinvolti politici, giornalisti, funzionari di ogni livello. Ci sono inchieste, documentazioni, nomi, cognomi, date, cifre. Dunque, fino a prova contraria, chi è stato per decenni al libro paga dei moscoviti non è Salvini, né è Giorgia Meloni, né è Silvio Berlusconi, piuttosto sono i loro antagonisti. 

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