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Ucraina, un simbolo: se l'Occidente cede perderà molto di più

di Giovanni Sallustivenerdì 14 aprile 2023
Ucraina, un simbolo: se l'Occidente cede perderà molto di più

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In ultima analisi, basta che ci intendiamo. O quello che siamo soliti chiamare Occidente è una mera casualità geografica, un accidente storico, un flatus vocis dell’avventura umana, come ci assicurano ogni giorno relativisti di destra e di sinistra con l’aria di chi la sa lunga (ovviamente al caldo delle libertà occidentali garantite dalla potenza occidentale, dunque oggi fondamentalmente americana). Oppure, la civiltà greca, romana, giudaico -cristiana, rinascimentale, illuminista, liberale, democratica, non è materiale di scarto, e nemmeno di scambio al discount delle culture (là dove il relativista di sinistra preferisce il baratto con l’oscurantismo islamico, mentre il relativista di destra quello con l’autocrazia euroasiatica).

LIBERTÀ 
Piuttosto, rappresenta un unicum, un’eccezione in senso tecnico, lacunosa, perfettibile, irritante, ma ancora oggi dannatamente indispensabile, perlomeno per chi è affezionato a quisquilie come la dignità della persona, la libertà individuale, la separazione tra peccato e reato, o tra Stato e Partito Unico (ogni accenno alla Cina comunista non è puramente casuale).

Se siamo convinti della seconda tesi (e chi scrive, come qualunque nano appollaiato sulle spalle di giganti come Raymond Aron o Oriana Fallaci, lo è), allora abbiamo già risposto alla domanda: perché tenere duro in Ucraina? Perché perseverare nel sostegno alla periferia d’Europa invasa, nonostante l’afflato pacifista trasversale nell’ombelicale mainstream italiota? Detto brutalmente: per presidiare l’eccezione. Non certo perché l’Ucraina sia oggi lo scenario principale, come dimostra la mappa pubblicata in questa pagina. L’Ucraina, però, è anzitutto il fronte interno. Il fronte in cui la libertà è minacciata nella sua casa originaria, il Vecchio Continente. Quale genere di conclusione pensate che ricaverebbe il tiranno di una potenza globale come Xi Jinping, davanti a un Occidente che non è disposto a reagire nemmeno all’attacco subìto nel proprio grembo da un tiranno «di un Paese in declino che ha perso il senso delle proporzioni» (copyright Henry Kissinger) come Putin?

Ce lo ha spiegato ieri con sintetica perfezione Mateusz Morawiecki, premier della Polonia (una nazione che sa bene cosa significa avere gli artigli dell’Orso orientale piantati nella schiena, e non ha tempo da perdere in cazzeggi macroniani): «Dio non voglia, se l’Ucraina cade, il giorno dopo la Cina potrebbe attaccare Taiwan». Con quel paradosso che Edward Luttwak ci ha insegnato essere tipico della logica strategica, più l’Occidente combatte, o aiuta chi combatte, in Ucraina, meno avviciniamo il rischio della Terza Guerra Mondiale, perché Xi a differenza di quello che ormai è il suo vassallo russo non ha «perso il senso delle proporzioni».

MACRON, TACI
E chiunque sia autenticamente compos sui non può pensare che la miccia accesa nel Pacifico tra il Dragone comunista e gli alleati dell’America non finirebbe per bruciare l’intero Occidente. Non a caso ieri il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius (non certo un ultrà atlantista) ha definito «infelice» l’uscita pericolosamente equidistante di Macron nella nuova Guerra Fredda tra Washington e Pechino. Perché la guerra non diventi calda a livello globale, l’Occidente deve dimostrarsi pronto a combatterla. E questo banco di prova oggi si chiama Ucraina. Ci sono quindi ragioni tattiche e strategiche per non cedere il passo allo Zar postsovietico, per evitare di trovarsi nella situazione di Chamberlain e dei governanti europei dopo la resa totale alle richieste hitleriane di Monaco, così descritta da Winston Churchill: «Potevano scegliere fra il disonore e la guerra, hanno scelto il disonore e avranno la guerra». Non solo, ma i veri realisti sanno che anche le ragioni valoriali stanno nella realtà, che essere liberi non è un orpello retorico ma uno stato fisico, che non è un dettaglio se l’eccezione vive o muore. Ogni giorno in più a fianco dell’Ucraina è un giorno che allontana il tramonto dell’Occidente, ovvero il desiderio massimo di Putin, Xi e tagliagole minori. Francamente, non esiste ragione migliore.