Caro direttore, nei dibattiti tv di questi giorni è emersa una singolare contraddizione. A chi non avesse seguito ciò che è successo in Israele il 7 Ottobre - data dell’attacco stragista antisemita da parte di Hamas - e avesse aperto la tv solo dall’altro ieri ascoltando così le veementi denunce di alcuni personaggi (primi fra tutti la plenipotenziaria Basile e il professore D’Orsi) avrebbe pensato che Israele ha scatenato quasi a freddo per la sua natura perversa selvaggi bombardamenti su Gaza mirati sulla popolazione civile. Da queste esposizioni sembrerebbe che il 7 ottobre non è successo quasi nulla o al massimo qualche azione di guerriglia portata avanti da Hamas come rivalsa nei confronti dell’occupazione che dura da anni.
Purtroppo le cose stanno in termini rovesciati: il 7 Ottobre è successo qualcosa che va oltre non solo le prassi consuete, ma perfino del terrorismo. È stato giustamente evocato l’attentato di Al Qaeda contro le Torri Gemelle l’11 settembre 2001.
Certamente il complessivo effetto politico-mediatico e geopolitico è stato simile ma con una differenza profonda. L’attentato delle Torri è stato terrorismo con due obiettivi: trucidare qualche migliaio di americani e mettere in evidenza che anche l’impero americano era vulnerabile. Invece il 7 ottobre è stata realizzata una nuova versione della Shoah: i nazisti la realizzarono con i forni crematori, invece i terroristi di Hamas hanno adottato le tecniche dell’Isis. I terroristi hanno massacrato tutti coloro che sono riusciti a raggiungere sul territorio israeliano. Il messaggio è molto chiaro: il carattere indifferenziato della strage deriva dal fatto che l’obiettivo sono stati tutti gli israeliani in quanto ebrei. Mentre tutti credevano che dopo la fine della seconda guerra mondiale fosse superato l’antisemitismo teorico e che non si sarebbe mai più riproposto l’antisemitismo pratico, invece Hamas ripropone entrambe le cose perché il suo scopo è la distruzione di Israele. Quindi tra Hamas e l’Olp di Arafat c’è una differenza profonda.
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Chiarito tutto ciò, però bisogna prendere di petto un’altra questione. Quei terroristi tramutati in belve hanno ottenuto quel risultato anche per gli errori politici del governo Netanyahu. Netanyahu sulla questione giustizia ha spaccato in due il Paese. Entrambi - Netanyahu e i suoi oppositori - si sono buttati a capofitto nello scontro interno ed entrambi hanno sottovalutato che Israele è un Paese circondato da nemici. E, errore ancora più marcato, hanno sottovalutato Hamas ritenuto ormai pago dei risultati raggiunti fra cui quello di aver emarginato l’Autorità Palestinese e Abu Ma zen. Invece come ha spiegato ieri un alto esponente di Hamas, da due anni la centrale terroristica di Hamas stava preparando l’operazione terroristica del 7 ottobre usando il metodo della dissimulazione. Per altro verso però è venuta meno una altra condizione decisiva. A suo tempo Sharon spiegò il ritiro da Gaza con l’ipotesi di stabilire le premesse di una nuova convivenza. Ciò ha funzionato fino a quando Hamas non ha conquistato il potere a Gaza prima con le elezioni e poi eliminando fisicamente la presenza dei rappresentati dell’Autorità Nazionale Palestinese. Da tutto ciò deriva un’altra questione: il progetto dei “due popoli e due Stati” ha un senso positivo se entrambi sono guidati da partiti e classi dirigenti che vogliono convivere.
Se invece l’eventuale stato palestinese venisse conquistato da Hamas, esso sarebbe proiettato verso la distruzione di Israele. Inoltre l’alto dirigente di Hamas ha spiegato anche che la sua organizzazione ha lavorato per due anni avendo profondi rapporti con l’Iran e contatti con Putin. Israele non può non agire sul piano militare per distruggere Hamas. Paradossalmente solo l’eliminazione di Hamas può aprire la possibilità di riproporre l’ipotesi di “due popoli due Stati”. È augurabile che il nuovo governo israeliano superi gli errori del precedente e lavorari per ristabilire un rapporto sia con il popolo di Gaza, con i palestinesi della Cisgiordania e con l’Autorità Palestinese. Nessuno, in ogni caso, può credere che l’Ucraina e questo assalto di Hamas non abbiano un retroterra internazionale: la Russia, la Cina e l’Iran stanno portando un attacco profondo all’Occidente che tiene conto della difficile situazione in cui si trovano gli Stati Uniti, alla vigilia delle elezioni presidenziali e della situazione tutt’altro che brillante dell’Europa.
*Presidente ReL Riformismo e Libertà.




