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Israele, meglio Hagari di Netanyahu: chi è l'uomo per la successione

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Il brigadiere generale Daniel Hagari, portavoce dell’esercito di Tel Aviv, è stato il primo a metterci la faccia e da allora è la sua che gli israeliani aspettano ogni giorno per avere ragguagli sulla guerra. Quel terribile 7 ottobre ha dovuto parlare a un Paese sconvolto e spaventato, ammettere che ì i terroristi di Hamas avevano preso d’assalto i villaggi e le cittadine attorno a Gaza, che c’erano molti morti. Dopo oltre un mese dai massacri è sempre Hagari a condurre la conferenza stampa, anche due volte al giorno, a rispondere alle domande. Non solo dei giornalisti, anche dei cittadini, anche delle famiglie dei rapiti sempre più disperate e infuriate per la mancanza di dialogo con i rappresentanti del governo.

 

 

Il suo modo di fare calmo e allo stesso tempo deciso, spiega Rossella Tercatin inviata di Repubblica a Gerusalemme, è riuscito a conquistare la fiducia di una nazione traumatizzata, tanto che un recente sondaggio lo ha incoronato la figura pubblica in cui gli israeliani hanno più fiducia, con ben settanta punti di distacco dal primo ministro Benjamin Netanyahu. Secondo lo studio dell’Università di Bar Ilan infatti, meno del quattro per cento degli israeliani di religione ebraica ritengono che il primo ministro sia la fonte più affidabile di informazioni sul conflitto, mentre quasi il 74 per cento si fida di Hagari

 

 

Un consenso largo e popolare che fa propendere per l'ipotesi, tutt'altro che remota, che sia proprio lui il successore di Netanyahu in caduta libera nel credito che gli hanno concesso gli israeliani. Quarantasette anni, nell’esercito dal 1995, Hagari è cresciuto a Tel Aviv. Laurea in filosofia e master in scienze diplomatiche e di difesa all’Università di Tel Aviv, Hagari è sposato con quattro figli, il più piccolo di solo un anno. Nelle ultime settimane, due volte al giorno Hagari ha incontrato i giornalisti per rispondere alle loro domande sulla guerra. Questa settimana è entrato di persona a Gaza per mostrare le prove di come Hamas abbia usato l’ospedale pediatrico Al Rantisi non solo come base, ma anche per tenere prigionieri gli ostaggi. "La nostra guerra è contro Hamas, non contro il popolo di Gaza, e soprattutto non i malati, le donne o i bambini. La nostra guerra è contro Hamas che li usa come scudi umani". 

 

 

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