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Gaza, tutti al mare: ecco perché questa foto è uno schiaffo per Israele

Mirko Molteni
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Israele si vendica dell’attacco iraniano (per quanto inconcludente), gli ayatollah fanno finta di niente. Invece a picchiare duro contro lo Stato ebraico è l’agenzia internazionale di rating Standard & Poor’s che ha abbassato il “voto” da A+ ad AA-, in ragione dei «rischi di escalation militare» e dell’aumento nelle spese militari in atto e in vista. Intanto a Gaza la gente affolla le spiagge e le immagini, rimbalzate sui media israeliani, hanno suscitato polemiche contro il primo ministro Benjamin Netanyahu. Sui social media numerosii utenti hanno criticato il governo ricordando la «vittoria assoluta» promessa da Bibi. Ci si chiede se quella di ieri sia davvero stata, oppure no, l'attesa rappresaglia israeliana contro l’Iran, dopo l’attacco di droni e missili scatenato il 13 aprile da Teheran sullo stato ebraico, a sua volta reazione al bombardamento dell’ambasciata iraniana in Siria. Ieri notte la difesa aerea iraniana ha intercettato piccoli droni sopra la base aerea Shekari, presso Isfahan, 350 km da Teheran. Sono state udite “tre esplosioni” attribuite all'abbattimento dei droni. Per il ministro degli Esteri iraniano Hossein Amirabdollahian, «i micro-veicoli aerei sono stati abbattuti senza vittime o danni».

AGENTI SEGRETI
Isfahan ospita fabbriche di droni e missili, mentre alla base aerea ci sono i caccia F-14 Tomcat di fabbricazione americana (lo stesso aereo del film “Top Gun” del 1986) in possesso dell’Iran da prima della rivoluzione islamica del 1979, quando erano stati comprati dallo scià di Persia. Ferrivecchi, ma tenuti in condizioni di volo. Di sicuro i droni non sono decollati da Israele, se molto piccoli, forse quadricotteri di pochi chili, quindi incapaci di coprire 1.200 km fra i due Paesi. Perciò gli iraniani hanno parlato di «mini-droni decollati dall'interno del paese e telecomandati da agenti segreti». Sarebbe stata un’azione degli infiltrati del Mossad, il servizio israeliano, presenti in Iran e già autori delle uccisioni di sette scienziati nucleari iraniani fra il 2007 e il 2020. Non solo. Un attacco di tre mini-droni simile a quello di ieri s'era avuto, sempre a Isfahan, il 28 gennaio 2023, su una fabbrica di munizioni. Anche allora, piccoli quadricotteri decollati da molto vicino e manovrati da spie. Ancora misteriose sono indiscrezioni di ufficiali americani a CBS News secondo cui, oltre ai droni su Isfahan, gli israeliani avrebbero «distrutto una stazione radar a difesa del sito nucleare di Natanz», dove è arricchito l'uranio. Per le fonti USA, alcuni caccia israeliani avrebbero lanciato «tre missili da fuori dei confini iraniani», pare dallo spazio aereo iracheno. Missili da crociera che infine avrebbero centrato il radar vicino Natanz. Israele nega tutto, ma il ministro della Sicurezza nazionale, Itamar Ben-Gvir, ha definito il raid “moscio”, attirandosi critiche dal leader dell'opposizione israeliana, Yair Lapid: «Ben-Gvir ha ridicolizzato la sicurezza del paese».

 

 

Gli iraniani tacciono su Natanz, sebbene l'agenzia IRNA avesse riferito che l'antiaerea era entrata in azione in più zone del Paese. A Teheran i commenti sembrano discordi, forse per evitare di dover reagire ancora su Israele. Un membro della Commissione parlamentare Sicurezza, Shahriar Heidari, ha parlato di «mini-droni di sorveglianza americani o israeliani» e di «esplosioni ridicole a Isfahan». Ma il generale Abdolrahim Mousavi, capo dell'Esercito iraniano, minimizza: «Sono assurdi i rapporti che attribuiscono a Israele gli attacchi a Isfahan, le esplosioni erano dovute all'abbattimento di oggetti volanti». Far finta di niente evita di farsi trascinare in un'infinita catena di ritorsioni e contro-ritorsioni. Resta il mistero sul presunto attacco alla stazione radar di Natanz. Se fosse vero, avrebbe creato una “zona cieca” nelle difese aeree del sito nucleare, sfruttabile per una successiva incursione. Ciò evocherebbe un raid ebraico sull'Iran nei prossimi giorni, stavolta contro Natanz o altre basi nucleari. Forse dopo la fine della Pasqua ebraica, il 29 aprile, come suggerito da indiscrezioni americane.

 

 

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