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Svezia, le poliziotte "corrotte sessualmente" dalla dalla gang degli immigrati

Albert Doinel
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Una trentina di poliziotti svedesi, perlopiù donne, sono finiti sotto inchiesta ed espulsi dalle forze dell’ordine dopo la scoperta che erano stati corrotti sessualmente da gang di immigrati. Le agenti innamorate hanno fornito ai loro amanti criminali informazioni estremamente sensibili sulle indagini in corso e sui rivali, informazioni che hanno anche portato all'omicidio di almeno quattro persone.

La rivelazione è stata fatta da Dagens Nyheter, principale quotidiano svedese, in un dossier – costruito con conversazioni provenienti da più di cinquanta fonti delle forze dell'ordine e della malavita, supportato da centinaia di documenti pubblici – che ha scoperchiato lo scandalo: in molti casi, i membri delle bande hanno utilizzato metodi del tutto non convenzionali per ottenere informazioni, come ad esempio l'avvio di rapporti sessuali con agenti di polizia strategicamente selezionate.

Un esempio è “Elin”, nome di fantasia, che ha incontrato il suo fidanzato gangster tramite un'app di appuntamenti quando era ancora una cadetta. Ha scelto regolarmente di fornirgli informazioni riservate ottenute attraverso perquisizioni illegali negli ultimi quattro anni fino al suo arresto.

Ci sono molti casi simili a quello di Elin, racconta Dagens Nyheter, alcuni riguardano agenti anche più esperti di lei. Un funzionario di polizia ha fatto trapelare informazioni a «uno dei criminali più famosi della Svezia», apparentemente a causa della sua notorietà, mentre un investigatrice della polizia si è innamorata proprio dell'uomo su cui aveva il compito di indagare e gli ha fornito aggiornamenti regolari sui suoi «progressi». Una evoluzione della sindrome di Stoccolma insomma.

In seguito alle rivelazioni del quotidiano, almeno 30 agenti di polizia donne sono state licenziate o costrette a dimettersi perché etichettate come «a rischio per la sicurezza». Dal 2018, questi agenti sono stati la fonte di almeno 514 fughe di notizie. Il capo della polizia nazionale svedese, Petra Lundh, ha definito il comportamento degli agenti «totalmente inaccettabile», affermando che la polizia e la magistratura sono state «ingenue» nel non prevedere e combattere questi tipi di elaborati metodi di infiltrazione. In pochi giorni lo scandalo è diventato così grande che anche il capo del governo svedese è stato costretto a commentare la notizia. Lunedì scorso il primo ministro Ulf Kristersson ha affermato che il rapporto contiene «informazioni molto preoccupanti», anche se senza un'indagine formale non potrebbe dire se il fenomeno rappresenti o meno una minaccia perla sicurezza nazionale. Il «mero sospetto» da solo è molto dannoso per la sicurezza pubblica e per la fiducia nelle forze di polizia, ha sottolineato.

La Svezia lotta da tempo contro le gang, soprattutto di immigrati mediorientali. Negli ultimi anni il tasso di criminalità, compresi stupri e omicidi, è aumentato vertiginosamente nel paese, portando a una crescente domanda pubblica di limitare l’immigrazione come pure il ddiritto di asilo.

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