Se a qualcuno è capitato di vedere il densissimo “Norimberga”, nelle sale durante le Feste con uno straordinario Russell Crowe/Hermann Göring, si è trovato catapultato nel nucleo pulsante di quella relazione sempre precaria tra diritto e forza di cui si (stra)parla nel dibattito nostrano. Il film racconta con orgoglio non retorico l’immane tentativo alleato, quello di costruire una cornice di legalità internazionale per certificare pubblicamente e condannare i crimini abissali dei gerarchi nazisti alla sbarra. I quali erano alla sbarra perché già sconfitti, e sconfitti militarmente, grazie a quelle tre virtù che Ike Eisenhower chiese ai suoi soldati in una drammatica lettera il 5 giugno 1944, il pre-DDay: «il vostro coraggio, la vostra devozione agli ordini e le vostre capacità in combattimento». Prima arrivarono gli stivali americani sulla sabbia maledetta di Omaha Beach, il codice e la giustizia arrivarono dopo.
In queste ore sui giornaloni, nei talk show, nelle sedi di partito sinistre a vario titolo, sono tutti fini esperti di «diritto internazionale». Non è più una materia, è una clava chic da scagliare contro l’Orco Trump, che ha avuto la malsana idea di liberare il Venezuela dalla narco-dittatura comunista di Nicolas Maduro. Ma insomma non c’erano i crismi del diritto internazionale, signoria mia, checché ne dicano questi venezuelani volgari e festanti in strada. Eppure, questo totem inscalfibile, il Diritto Internazionale come le contemporanee Tavole della Legge, non è sempre stato tale per le anime (troppo) belle. Attacco militare alla Libia del 2011: esordì come iniziativa di una coalizione di Paesi occidentali (tra cui l’Italia) sulla base della Risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, tesa a proteggere la popolazione civile e instaurare una no-fly zone. Terminò come una vera e propria operazione di regime-change sotto l’egida della Nato, con gli scandalizzati di oggi per il Maduro in manette che ballavano sul cadavere deturpato di Gheddafi. Nonostante molti giuristi e costituzionalisti facessero notare che il rovesciamento del regime andava ampiamente oltre la Risoluzione e violava palesemente la sovranità libica (oltre all’articolo 11 della nostra Carta, per una volta non la più bella del mondo), il mainstream “dirittista” in coro applaudiva le bombe, sull’onda del decisionismo del presidente Napolitano che convinse anche un riluttante Berlusconi.
Venezuela, il supertestimone che inchioda Maduro: chi è e cosa può dire
Il supertestimone chiave nel processo contro Nicolás Maduro potrebbe essere Hugo Armando Carvajal Barrios, noto c...«Non possiamo rimanere indifferenti alla sistematica repressione di libertà e di diritti umani in quel Paese», disse Napolitano, ma gli applausi di allora non risuonano oggi per la libertà e i diritti umani dei venezuelani. Ancora più di scuola il caso dell’operazione Allied Force, la campagna aerea contro la Serbia di Milosevic sferrata nel 1999 dalla Nato. Presentato come «intervento umanitario» per prevenire un genocidio (quello della minoranza kosovara in lotta indipendentista contro Belgrado), l’attacco non aveva l’autorizzazione del Consiglio di Sicurezza Onu, né alcun mandato internazionale. L’Italia aderì entusiasticamente sotto la guida di un governo dei Buoni, quello di centrosinistra presieduto da Massimo D’Alema, e l’entusiasmo non è coloritura romanzesca: il nostro Paese non si limitò a fornire le basi logistiche e di decollo, ma partecipò attivamente con più di 50 velivoli e 1200 missioni. Come raccontò poi, fu lo stesso Baffino a rivendicare il ruolo in prima linea dell’Italia con l’allora presidente Bill Clinton, con la formula: «In questa vicenda non ci sarà un quartetto -Usa, Gran Bretagna, Francia e Germania, ndr-.
Ci sarà un quintetto».
Per capirci, è la campagna bellica in cui ci fu il famoso incidente delle bombe americane cadute per errore sull’ambasciata cinese di Belgrado: un potenziale innesco di Terza Guerra Mondiale, una temperie un filo più rischiosa della rimozione di un dittatore e trafficante sudamericano. Eppure, editorialisti e intellettuali si schierarono in stragrande maggioranza con l’elmetto al fianco del compagno Dalemix.
PRECEDENTI
A chi lamenta l’avvento della bieca era trumpiana della forza, bisogna pure ricordare due interventi americani assai analoghi al blitz in Venezuela. Il primo è l’invasione dell’isola di Grenada voluta da Reagan nel 1983, a seguito dell’omicidio del premier Maurice Bishop da parte di forze di estrema sinistra, che avrebbero reso il piccolo Stato caraibico un avamposto sovietico-cubano dichiaratamente nemico degli Stati Uniti e dell’Occidente. Il secondo è l’operazione voluta da Bush padre a Panama a cavallo tra il 1989 e il 1990, per deporre il generale Manuel Noriega che minacciava vite americane, calpestava la democrazia e (toh, corsi e ricorsi) incentivava il traffico di droga verso gli States. Nessuno dei due interventi ebbe la minima copertura internazionale, eppure vennero condotti dai due campioni di quello che oggi ci raccontano come il Partito Repubblicano istituzionale e responsabile, precedente alla barbara deriva trumpiana.
Infine ma non troppo, c’è la cancellazione dei due volti per eccellenza dell’Orrore contemporaneo, i maestri del Terrore islamista, gli assassini di massa e condottieri della guerra santa Osama Bin Laden e Abu Bakr al-Baghdadi. Il capo di Al Qaeda e il Califfo dell’Isis sono stati eliminati da incursioni spettacolari delle forze speciali americane (Navy Seals nel primo caso, Delta Force nel secondo), con flagrante violazione di una sovranità statuale (rispettivamente Pakistan e Siria), ovviamente senza alcun mandato di alcuna istituzione sovra- nazionale, opponendo una violenza maggiore alla violenza terrorista. Non sono state le risoluzioni Onu, non sono state le petizioni e i codici, non è stato il “diritto internazionale” a liberarci dai due capi del nazi -islamismo del nuovo millennio, che costituivano a tutti gli effetti una minaccia esistenziale per qualunque civile del mondo libero. Sono stati quel “coraggio”, quella “devozione” e quella “capacità in combattimento” che invocava Eisenhower di fronte alle spiagge trincerate della Normandia. Senza le quali il diritto era, è e sarà un nobile flatus vocis.




