In Iran continuano le proteste e la brutale repressione del regime. Nelle ultime ore si moltiplicano i segnali di un doppio binario: da un lato i contatti riservati con Washington, dall’altro le mosse degli ayatollah per scongiurare il cambio di regime. Secondo indiscrezioni di stampa il ministro degli Esteri Abbas Araghchi avrebbe cercato l’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff. Intanto, circola l’ipotesi che parte delle riserve auree di Teheran sia stata trasferita a Mosca. Sul fronte internazionale, poi, arriva lo strappo del Parlamento europeo che chiude le porte ai diplomatici iraniani. Dagli Usa, Donald Trump fa sapere di non escludere l'uso della forza contro il regime,
La Casa Bianca: "Trump non teme di usare la forza"
Il presidente Usa, Donald Trump, fa sapere la Casa Bianca, "non ha paura di usare la forza in Iran ma vuole la diplomazia". La portavoce Karoline Leavitt ha poi dichiarato a Fox News che Teheran sta mandando agli Stati Uniti "messaggi alquanto diversi" rispetto a quelli pubblici, alludendo a toni più concilianti. Il presidente, ha aggiunto Leavitt, "è molto bravo a tenere sempre tutte le opzioni sul tavolo. Gli attacchi aerei sarebbero una delle molte opzioni sul tavolo. La diplomazia è sempre la prima opzione per il presidente".
Contatti con Washington
Nel fine settimana Abbas Araghchi avrebbe riallacciato un canale diretto con Steve Witkoff, l’uomo incaricato dalla Casa Bianca dei dossier più sensibili. L’obiettivo, secondo fonti vicine al dossier, sarebbe quello di raffreddare la tensione con gli Stati Uniti o almeno di guadagnare tempo prima di eventuali decisioni punitive da parte del presidente Donald Trump. I due avrebbero anche fissato un incontro nei prossimi giorni, segno che, nonostante lo stallo sul nucleare e lo scambio di minacce, una linea di comunicazione tra Teheran e Washington resta aperta. Il ministero degli Esteri iraniano ha confermato che i messaggi passano regolarmente, con la mediazione della Svizzera.
Araghchi conferma contatti con Witkoff
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha confermato di aver parlato nel fine settimana con Steve Witkoff, e che i due hanno discusso della possibilità di un incontro. "Sono state proposte idee che stiamo esaminando", ha detto il capo della diplomazia iraniana ad Al Jazeera, ribadendo che Teheran non negozierà sotto minacce militari.
Teheran tra diplomazia e avvertimenti
Sul piano pubblico, Araghchi prova a tenere insieme fermezza e apertura. Davanti agli ambasciatori stranieri riuniti a Teheran ha ribadito che l’Iran non cerca uno scontro armato ma si dice pronto a difendersi se necessario. Allo stesso tempo ha offerto la disponibilità a negoziati, purché impostati su basi di parità e rispetto reciproco. Un messaggio rivolto soprattutto all’Occidente, mentre nel Paese le proteste continuano a mettere sotto pressione il regime.
Lo stop dell’Europarlamento
A Bruxelles intanto arriva una decisione senza precedenti. La presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola ha annunciato il divieto di accesso a tutti i diplomatici e rappresentanti della Repubblica islamica nei locali dell’assemblea. La scelta viene motivata con la volontà di non legittimare un potere accusato di torture, repressione e omicidi, mentre la popolazione iraniana continua a rivendicare diritti e libertà.
Le immagini dall’obitorio di Kahrizak
A dare la misura della violenza della repressione sono i video che circolano online. Uno mostra decine di sacchi con cadaveri allineati in una grande sala dell’obitorio di Kahrizak, alla periferia di Teheran, mentre familiari cercano di riconoscere i corpi. In un altro filmato si vedono persone raccolte davanti a un monitor che trasmette i volti dei morti, con pianti e urla che arrivano dall’esterno. Attivisti e testimoni confermano che le immagini sono compatibili con la struttura e con quanto sta avvenendo in queste settimane.
L’Iran convoca gli ambasciatori europei
Sul piano diplomatico, Teheran reagisce con durezza al sostegno occidentale ai manifestanti. Le autorità hanno convocato gli ambasciatori o incaricati d’affari di Germania, Francia, Italia e Gran Bretagna per protestare contro le prese di posizione di questi Paesi. Parigi ha confermato ufficialmente la convocazione, segnale di un clima sempre più teso tra la Repubblica islamica e l’Europa.
L’oro in volo verso Mosca
Infine, uno scenario che racconta la paura del regime di un possibile tracollo. Secondo il Moscow Times, dall’inizio della rivolta si sono intensificati i voli privati da Teheran verso la Russia, che sostiene l’Iran sul piano tecnico-militare e starebbe preparando anche un’eventuale evacuazione della leadership, a partire dalla guida suprema Ali Khamenei. In questo contesto sarebbero iniziati pure i trasferimenti di riserve auree verso Mosca, seguendo rotte che evitano gli spazi aerei controllati dalla Nato, come già accaduto in altri scenari di caduta di regimi alleati. Un segnale, per molti osservatori, che a Teheran si guarda ormai al peggio.




