Un altro passo sulla via del risarcimento da parte della Svizzera alle vittime, anche italiane, della strage di Capodanno a Crans Montana. Dopo l'anticipazione di Libero che l'Assemblea Federale ha incaricato una commissione di stimare i danni per valutare un innalzamento della cifra di 130mila franchi con cui la Confederazione indennizza chi ha subito un reato sul suo territorio e la possibilità di creare un fondo ad hoc, ieri si è mosso anche il governo di Berna. Il Consiglio Federale dei sette saggi si è impegnato ufficialmente a chiedere al Parlamento di stanziare tutte le risorse necessarie per venire incontro alle famiglie dei ragazzi feriti e di quelli deceduti. I fondi copriranno quindi in maniera sussidiaria le spese che i coniugi Moretti, se condannati, il Comune di Crans, il Cantone Vallese e le assicurazioni non riusciranno, o non dovranno, a coprire.
Il risarcimento non comprende solo i danni morali e quelli materiali dovuti alle lesioni subite e alle spese da sostenere per la guarigione o per convivere con importanti invalidità. Studi comparativi hanno dimostrato che gli ustionati gravi vanno incontro a un aumento del 39% del rischio di tumore, del 46% di quello di avere problemi cardiocircolatori e del 90% delle patologie scheletriche e muscolari. L'indennizzo a cui pensa Berna si estende anche agli esborsi sostenuti per restare accanto ai propri famigliari, dai trasporti all'alloggio, nonché a quelle legali, anche se le spese vive saranno coperte dal Vallese, che ieri ha messo a disposizione diecimila franchi per ciascuna famiglia con i quali affrontare le prime emergenze. Il fatto che la Svizzera, dopo la reazione sconcertante del comune di Crans nei giorni immediatamente successivi alla tragedia, si sia impegnata a farsi carico delle conseguenze del disastro, non è comunque totalmente tranquillizzante per i famigliari italiani delle vittime. Oggi i genitori dei ragazzi deceduti saranno ricevuti dal Papa a Roma.
Crans-Montana, Jacques Moretti scarcerato tra pochi giorni? I rumors
A Sion, Jacques Moretti, il 47enne proprietario del locale Le Constellation di Crans-Montana, si trova in custodia caute...Subito dopo sono stati però convocati dall'Avvocatura dello Stato, con i loro legali, per comunicazioni. La Procura della capitale ha aperto un'inchiesta sui fatti di Crans, come ha fatto la magistratura francese. Tuttavia, siccome i Moretti non sono cittadini italiani e non si trovano nel nostro Paese, gli inquirenti romani, che hanno avuto le carte dalla Procura di Sion e le hanno trasmesso agli avvocati delle vittime, saranno fatalmente costretti a collaborare con quelli svizzeri. L'Italia, come annunciato dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani, si costituirà parte civile. Tuttavia la preoccupazione manifestata a Libero da alcuni avvocati incaricati di difendere i nostri ragazzi e le loro famiglie è duplice. Da una parte, l'inchiesta al momento è troppo ristretta, puntando essenzialmente sulle responsabilità dei coniugi Moretti ma non su quelle delle istituzioni di Crans, che non hanno fatto i controlli e hanno tollerato una situazione pericolosa che avveniva sotto gli occhi di tutti. Dall'altra parte, i reati contestati ai proprietari di Le Constellation - omicidio colposo plurimo, lesioni colpose e incendio colposo - sono puniti in Svizzera con pene piuttosto lievi, non superiori ai tre anni di carcere come sanzione base.
Per questo le difese degli italiani spingono perla trasformazione delle imputazioni in omicidio doloso, considerando l'ipotesi del dolo eventuale; ovverosia che i Moretti, nello stipare il locale oltre il limite consentito, nel non garantire che le vie di fuga fossero libere e nella ricerca ossessiva del risparmio sulla sicurezza, abbiano per avidità accettato la possibilità che dal loro comportamento negligente potesse scaturire una tragedia.
Anche alla luce di questa considerazione si spiegano le misure cautelari piuttosto blande prese dalla magistratura elvetica nei confronti dei coniugi corsi e il ritardo nell'arresto di Jacques Moretti, avvenuto secondo molti sotto la pressione mediatica internazionale sulla Procura e magari anche a seguito di un'accorata sensibilizzazione esercitata dalle istituzioni della Confederazione. Le famiglie delle vittime sono inoltre terrorizzate dal fatto che Jacques possa essere rilasciato giorni, con la semplice consegna dei documenti alle autorità e l'applicazione di un braccialetto elettronico. I legali del corso stanno infatti insistendo presso la magistratura di Sion per spiegare che non vi sono pericoli di fuga del loro assistito, che si è presentato spontaneamente alle autorità la mattina dopo la tragedia e ha risposto a tutte le domande.




