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Macron in crisi provoca la deriva neonazionalista e militarista di Parigi

La Francia è disgregata politicamente, per quel che riguarda il suo impianto, che è storicamente determinato per il leaderismo dall’alto. E il capo dell'Eliseo cerca disperatamente di recuperare prestigio
di Giulio Sapelligiovedì 12 febbraio 2026
Macron in crisi provoca la deriva neonazionalista e militarista di Parigi

3' di lettura

La crisi della Francia non è economica e neppure demografica, come si pensa da qualche settimana, da quando sono stati pubblicati i dati sulle nascite che per la prima volta dopo il 1944 - anni di guerra - sono negativi. La crisi è in primis politica e morale ed è generata da quella che Gramsci chiamava “crisi organica”, riferendosi ai partiti politici che entrano, appunto, nella fase di disgregazione allorché perdono le radici territoriali e sociali, per poi divenire caucus dipendenti da gruppi di interesse o potenze straniere.

«La France» è disgregata politicamente, per quel che riguarda il suo impianto, che è storicamente determinato per il leaderismo dall’alto, oggi impersonificato dal Macron medesimo, il quale cerca disperatamente di recuperare una sorta di prestigio residuale con una continua iniziativa diplomatica, ma senza una griglia interpretativa di “dove va il mondo” che possa guidarlo. La sua inesorabile caduta nel contesto della guerra di aggressione russa all’Ucraina non può che provocare un sommovimento tipico nella storia francese: la deriva nazionalistica e neo militarista che vuole rifondare l’Europa sulla potenza francese, in una sorta di neo gollismo che da tragedia si sta trasformando in farsa.

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E lo stesso processo che ha distrutto l’impero francese in Africa e nella Polinesia, dove il nazionalismo è il neo “caciquismo” dei dittatori locali, apre le porte al fondamentalismo islamico e alla penetrazione russa, cinese e turca, che sta profondamente ridisegnando tutto il continente africano. Questo non fa che isolare sempre più la Francia sul piano internazionale e approfondisce il suo isolamento europeo.

L’asse “jagellonico”, ossia le alleanze storiche con la Polonia e gli Stati baltici è messo in discussione - con gli scandinavi - dall’allineamento di codeste nazioni con gli Stati Uniti, Trump o non Trump, a fronte dell’incapacità della burocrazia celeste dell’Unione europea di vedere la guerra che si avvicinava e il ritardo con cui la stessa burocrazia ha ritardato ogni azione diretta a dare all’Europa una Costituzione e quindi un esercito e un mercato comune per le imprese e non per le persone. E poi, colpo finale, ecco risorgere il confronto bisecolare con la Germania che oggi si presenta con le vesti neo bismarchiane di un Friedrich Merz decido a far debito, ma da solo e senza mutualizzazione, come invece predica e vorrebbe Macron, il quale non ha ancora compreso come va il mondo.

Non a caso la storia si ripete: l’Italia sceglie la Triplice e anche questa volta le battaglie che noi perderemo le vincerà l’esercito neo bismarchiano della politica di potenza tedesca. È ben difficile che un Trattato italo-tedesco sostituisca quello italo-francese mai discusso in Parlamento, in puro stile macroniano. E non dimentichiamo che l’Italia è una nazione terza rispetto alla Germania, tanto più ora che l’industria franco-italiana del motore termico è stata distrutta dagli stessi borghesi che la possedevano e dirigevano.

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Quindi, se abbiamo il senso della storia, non possiamo non temere che al declino francese che si fa precipitoso si accompagni quello italico per altro in atto da un trentennio. Per non parlare della crisi francese dei cosiddetti valori repubblicani, messi in discussione dal neo islamismo di sinistra che si avvia a essere la nuova e definitiva forza disgregatrice della nazione per eccellenza: la Francia, appunto. Insomma, tutto è pronto per la vittoria delle forze che il sistema di voto a doppio turno aveva tenuto lontano dalla cuspide del potere francese, ossia la Presidenza della Repubblica. Neppure la via giudiziaria, già messa in atto contro Fillon e usata con sfasamento temporale contro Sarkozy, questa volta potrà servire.

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