«I gruppi “antifa” dovrebbero essere considerati organizzazioni terroristiche?». In poche ore il sondaggio lanciato dal quotidiano francese Le Figaro ha superato quota 100mila risposte. E il sì ha raggiunto il 94%. Le scene del tremendo pestaggio che a Lione ha portato alla morte del 23enne Quentin D., militante identitario francese e studente universitario di matematica, sono ancora nei nostri occhi. Nell’atto di difendere le componenti del Collectif Némésis l’attivista, come ha ricostruito il legale della famiglia, è caduto nell’imboscata tesa da «individui organizzati e addestrati, di gran lunga superiori in numero e armati, alcuni con il volto mascherato». Secondi interminabili che a queste latitudini hanno riportato alla memoria i tragici destini di Sergio Ramelli, dei ragazzi di Acca Larenzia, di Carlo Falvella e di tutti quei giovani che sono morti per mano dell’antifascismo.
Il professor universitario dell’Università Lione-II, Fabrice Balance, ha scritto che «Quentin è morto perché si opponeva al progetto di distruzione dell’università portato avanti dall’estrema sinistra». Il docente, lo scorso aprile, è stato preso di mira e minacciato da alcuni militanti antifascisti. Eppure, nonostante la tragica circostanza, c’è chi stravolge la realtà come il deputato de La France insoumise Éric Coquerel: «Condanniamo ogni forma di violenza. Ma quello che sta succedendo a Lione da anni è che ci sono gruppi di estrema destra che seminano il terrore nelle strade della città».
Francia, attivista di destra pestato dagli antifa: ha solo 23 anni
Un attivista di destra di appena 23 anni è stato pestato a Lione. Quintin è stato accerchiato e massacrato...Eccolo il benaltrismo, ovvero è colpa delle vittime. Per focalizzare il clima abbiamo raggiunto Astrid, giovane francese portavoce del Collectif Némésis che ricostruisce la vicenda per Libe- Gidì sera lt della deputata di Lfi, Rima Hassan. La facoltà di scienze politiche è piuttosto pericolo- e lii avevano higli antifascisti, che erano circa 40, hanno individuato i ragazzi e gli hanno teso un agguato». Un’imboscata? «Erano armati e l’intenzione non era quella di mettere paura, ma di uccidere», ci dice, «hanno colpito Quentin quando era a terra con calci e pugni alla testa, senza pietà.
Inoltre alcune ragazze sono state malmenate e portate in ospedale, dopo hanno scoperto cos’era successo. Sembrerebbe che tra gli aggressori sia stato riconosciuto Jacques -Elie Favrot assistente del deputato di Lfi Raphaël Arnault». La condanna di Macron è arrivata dopo molto tempo. «Macron non parla delle violenze antifasciste, mentre noi lo facciamo da anni», incalza Astrid, «ha impiegato 24 ore per denunciare la morte di Quentin. Invece le parole di Arnault sanno di presa in giro, ci sono denunce contro di lui per le violenze che ha commesso in giro perla Francia. È sempre stato protetto dal partito di Mélenchon».
Un clima politico rovente. «Sono loro che lo hanno creato e accettato, mai però mi sarei immaginata di vedere un giovane assassinato alle 5 del pomeriggio in mezzo a una strada a mani nude», esclama la portavoce di Némésis, «adesso chi indaga parla di violenza aggravata, ma questo è un omicidio». Nel mentre il gruppo Jeune Garde antifasciste, sciolto nel giugno 2025, rifiuta ogni responsabilità e Mélenchon, in un comizio, dice che «la violenza indebolisce i nostri movimenti e porta con sé una paura contagiosa». Intanto la Francia si è stretta attorno alla memoria di Quentin da Parigi a Lione. Decine i presidi in tributo, uno striscione recita «antifas assassin justice pour Quentin».




