Le immagini del corpo steso sull’asfalto lionese di Quentin Deranque, deturpato dai calci e dai pugni dell’antifascismo militante mentre era accorso in difesa del Collectif Nemesis, sono istantanee che gli occhi non riescono a cancellare. E così, nonostante la morte imporrebbe rispetto, le polemiche non riescono a fuggire via. L’intervento di Macron sulla presunta ingerenza di Giorgia Meloni in merito alle parole di quest’ultima, in omaggio al giovane studente identitario assassinato, sono ancora al centro del dibattito. Anche l’amministrazione Trump ha sottolineato e denunciato «l’estremismo violento della sinistra». Il sottosegretario di Stato alla diplomazia pubblica, Sarah Rogers, su X ha scritto: «Quando si decide di uccidere le persone per le loro opinioni invece di persuaderle, ci si pone al di fuori della civiltà». Inoltre ha condiviso un messaggio, pubblicato giovedì, proveniente dall’account dell’Ufficio antiterrorismo in cui viene evidenziato come «l’estremismo violento di sinistra è in aumento e il suo ruolo nella morte di Quentin Deranque dimostra la minaccia che rappresenta per la pubblica sicurezza». Così le posizioni di Roma e di Washington trovano punti di convergenza nonostante la cecità di Emmanuel Macron.
La Francia è una settimana che si sveglia sotto shock, incapace di comprendere il suo destino. Così questo pomeriggio alle 15 si terrà a Lione, con concentramento in Piazza Jean Jaurès, la marcia in omaggio di Quentin. Un grido di giustizia alzato al cielo dalle migliaia di studenti di destra che domani giungeranno da tutte le parti dell’esagono per ricordare il giovane.
«Vogliamo fare qualcosa di solenne», ci dice Astrid portavoce del Collectif Nemesis, «vogliamo stringerci nel silenzio e nel lutto per ricordare Quentin. La sinistra prova a dire che non è stato un omicidio, ma una rissa. La verità che emerge dai video è tutt’altra, noi dobbiamo raccontare quello che è successo per non far abbassare l’attenzione sui fatti. Parlano della violenza della destra, ma la realtà racconta una storia differente». La situazione è incandescente. I genitori della vittima hanno lanciato un appello alla «calma e alla moderazione», mentre l’avvocato della famiglia ha auspicato «che chiunque voglia unirsi a questa iniziativa lo faccia con calma, moderazione e senza espressioni politiche». Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez, ai microfoni di Rtl, ha detto che la marcia in memoria di Quentin si farà nonostante le protese del sindaco ecologista di Lione, Grégory Doucet, reclamava l’annullamento del corteo. «Non chiedo il divieto di questa manifestazione», ha detto Nuñez.
«La marcia si svolgerà su un percorso di 1,4 km sotto la supervisione delle forze dell’ordine». Corteo a cui sono attesi oltre 3mila partecipanti. Afp, l’agenzia di stampa francese, ha diffuso ieri una lettera di Jordan Bardella in cui il presidente del Rassemblement National invita i suoi iscritti a non partecipare a manifestazioni commemorative in memoria di Quentin Deranque. «Vi chiediamo», ha scritto nel messaggio, «salvo situazioni locali molto particolari e strettamente controllate (ad esempio, un omaggio reso da un comune), di non partecipare a queste manifestazioni né di associarvi il Rn».
Così davanti all’arretramento della destra istituzionale francese Manuel Bompard, coordinatore de La France Insoumise, alza la testa e chiede il divieto della marcia definendola una «vera e propria manifestazione fascista». Come se il morto lo avessero causato i militanti identitari e non gli antifascisti legati a Lfi, circostanza emersa dalle indagini. Dominique de Villepin, ex primo ministro francese, nel caos è arrivato a dichiarare che la «diabolizzazione» de La France insoumise ha un unico «senso: legittimare una presa di potere identitaria». Inoltre ha aggiunto che «concentrando i colpi su Lfi» si arriverebbe a creare «un corridoio di rispettabilità per il Rn». Ci stiamo dirigendo verso il clima che portò, il 29 aprile 1975, agli applausi dei consiglieri comunali milanesi di Palazzo Marino alla notizia della morte di Sergio Ramelli.
Così il 12 febbraio resta sospeso. Mentre l’antifascismo con le mani sporche di sangue prova attraverso Dinamo Press, Infoaut e Contre-attaque a ricostruire la vicenda distorcendola per narrare di una menzognera «imboscata fascista». Ma le responsabilità pendono, inesorabilmente, sulla Jeune Garde del deputato Lfi Raphaël Arnault, di cui sono acclarati i legami con l’antifascismo italiano in particolare quello romano. La vittima nella vulgata deve diventare l’aggressore, ma la Procura di Lione ha già fatto chiarezza sulla vicenda (come emerge anche dalla ricostruzione de Le Monde) e sulle undici persone arrestate. Tra di loro gli assistenti di Arnaul Jacques-Elie Favrot uno dei sei accusati di aver inflitto i colpi mortali a Quentin- e Robin Chalendard. Tutto questo avviene mentre l’Europa piange lacrime che più non ha.