Come il poveraccio cui è stata amputata una gamba ma continua a sentire dolore all’arto che non esiste più (si chiama sindrome dell’arto fantasma), nei prossimi giorni i teorici dell’America Trumpfascista continueranno a dire che il sistema dei “check and balance” non si sente tanto bene.
C’è voluta una sentenza della Corte Suprema che ha respinto l’applicazione di alcuni dazi imposti dalla Casa Bianca perché i liberal si accorgessero che nulla di ciò che è accaduto nell’ultimo anno ha decretato la fine del controllo reciproco tra i poteri dello Stato. Ma bastava tenere d’occhio i dati: Just Security, un sito d’informazione specializzato in diritto e politica, indipendente e apartitico, con la sede all’interno della New York University School of Law, fin dal primo giorno del mandato del 47esimo presidente americano tiene traccia delle azioni legali intentate contro gli atti governativi (ovvero norme, regolamenti, ordini esecutivi, atti amministrativi) di Donald Trump.
Il monitoraggio è stato costante e quasi sempre aggiornato quotidianamente. Al 20 febbraio 2026, si legge, su 655 casi sotto osservazione, le vittorie del querelante sono 217 (in 51 casi i provvedimenti governativi sono stati bloccati, 123 solo temporaneamente, 34 sono in attesa di appello). Le vittorie del governo sono ferme a quota 113: per 42 volte i tribunali hanno negato il blocco temporaneo di una misura dell’esecutivo, per 44 volte l’iniziativa del governo non è stata bloccata mentre è in attesa dell’appello, per 27 volte il caso è stato archiviato a favore della Casa Bianca. I restanti casi sono attesa di sentenza (274), temporaneamente bloccati ma solo parzialmente oppure la sospensione di una parte della norma è invece stata negata (16). In 35 occasioni il caso è stato archiviato.
Just Security elenca i criteri utilizzati per il monitoraggio: i ricorsi contro una decisione di un tribunale distrettuale alla Corte d’Appello e/o alla Corte Suprema fanno parte dello stesso caso e non vengono cioè considerati casi separati; lo stesso vale per le cause legali relative alla revoca del visto per studenti stranieri (più di 100) e per quelle contro la detenzione obbligatoria per gli immigrati (più di 700, secondo dati di Politico); per quanto riguarda la politica commerciale il sito ha deciso di seguire 6 casi principali e tralasciare le decine di casi individuali presentati alla Corte del Commercio Internazionale.
Preso atto che Trump ha fatto ricorso a poteri di emergenza in circa tre dozzine di ordinanze e memorandum (come d’altronde fecero Barack Obama e Joe Biden), la “presidenza imperiale” è un concetto digran lunga precedente. Il New Deal di Franklin Roosevelt venne considerato un tentativo di accaparramento di potere da parte dell’esecutivo e nel 1973 Richard Nixon venne ricoperto dallo stesso tipo di proteste.
Ora che la Corte ha stabilito che Trump non può affidarsi all’International Emergency Economic Powers Act per giustificare i dazi imposti a decine di nazioni, che cosa decideranno i giudici sugli eventuali risarcimenti che il governo degli Stati Uniti dovrebbe versare alle aziende pronte a far valere i propri diritti in tribunale? Da un lato, il tycoon avrebbe potuto vedersela peggio: la Corte ha sì ripristinato “il potere della borsa” in capo al Congresso, ma suggerito chele imposte contestate avrebbero potuto essere legalmente promulgate in base a norme diverse.
Dall’altro, però, rischia che i nuovi dazi del 15%, ammesso che la Corte non giudichi illegittimi anche questi, servano per rimborsare i danni di quelli vecchi. Le stime su quanto abbiano speso in più le aziende statunitensi sono vaghe: vanno da 115 a oltre 200 miliardi di dollari a seconda della percentuale trasferita sui consumatori. Denari che ovviamente il Tesoro non ha, a meno di non emettere debito pubblico, spiega un esperto di commercio estero a Libero. E se già è improbabile che Washington versi un cent per le aziende americane, figurarsi se lo farà per l’Illinois, dove il governatore J.B. Pritzker ha chiesto un risarcimento di 8,6 miliardi, o per qualunque Paese del mondo che avesse l’ardire di lamentarsi di fronte a un tribunale. La World Trade Organization è un’altra di quelle organizzazioni internazionali paralizzate da anni.




