Seppur non direttamente coinvolta al momento nella guerra in Medio Oriente e nel Golfo, l’Africa è comunque esposta in termini di sicurezza, trovandosi nel raggio d’azione dei missili dell’Iran, ed economici, per le conseguenze dirette dell’aumento dei prezzi di petrolio e cereali oltre che dallo stop alla produzione dei fertilizzanti. Il continente è «strutturalmente esposto» alla guerra in Medio Oriente, ha riferito Hubert Kinkoh, ricercatore del think tank Carpo, a causa delle sue «importazioni di energia, delle basi militari straniere e della sua vicinanza a punti di strozzatura marittimi» tra il Golfo di Aden e il Mar Rosso, una delle rotte commerciali più trafficate al mondo. In effetti, il Corno d’Africa ospita potenziali obiettivi per attacchi iraniani, in particolare Gibuti, sede di basi navali americane e francesi.
Entrambe si trovano a circa 160 km dallo Yemen, dove i ribelli Houthi, grazie all’Iran, possiedono un arsenale di missili balistici e antinave, oltre a droni. La Francia, le cui basi sono già state colpite, in particolare ad Abu Dhabi, ha abbattuto droni per legittima difesa. Anche il Somaliland, vicino a Gibuti, potrebbe essere un obiettivo. Ospita un importante porto e una base militare gestita dagli Emirati Arabi Uniti. Dal punto di vista economico, questa guerra arriva nel momento peggiore possibile per l’Africa, proprio mentre un dollaro più debole e tassi di interesse più bassi stavano offrendo un po’ di sollievo ai suoi numerosi Paesi fortemente indebitati.




