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L'India sarà cruciale in Medioriente

Nuova Delhi e i nuovi equilibri nel mondo: qualcosa sta già cambiando
di Giulio Sapellidomenica 5 aprile 2026
L'India sarà cruciale in Medioriente

4' di lettura

Per comprendere il mondo in cui siamo immersi e il significato e l’origine delle guerre israelo-statunitensi contro la potenza terroristica iraniana e le sue articolazioni armate e ideologiche nel Grande Medio Oriente, occorre far riferimento al tentativo delle potenze occidentali che, sotto la forza trasformativa dell’emergente potenza talassocratica indiana, diedero vita sia al cosiddetto Patto di Abramo nel 2020, sia alla creazione della Via del Cotone, sancita nel G20 sempre nel 2020. Non a caso nello stesso anno... Per il precipitare della crisi, in un mondo europeo che non si era accorto di nulla.

È in risposta a tali accordi trasformativi di tutti i rapporti di potenza nell’area del Grande Medio Oriente e del Mediterraneo che, tre anni dopo, si scatenò il pogrom islamista contro lo Stato di Israele. Si trattò, infatti, di un evento terroristico di massa come risposta iraniano-cinese-russa alla minaccia rappresentata dal nuovo corridoio - terrestre e talassocratico insieme - di cui Israele diveniva il punto archetipale nel Mediterraneo Allargato.

Iniziava così a crearsi un nuovo polo di potenza economico militare che, nelle guerre Israelo-Statunitensi contro l’Iran era solo agli inizi e che ora si disvela appieno. Si scatenò un riflesso profondissimo sul prolungamento di potenza possibile per una nazione come l’Italia e che il governo Meloni - va riconosciuto in guida bipartisan - interpretò magnificamente (seguendo la grande tradizione democristiano-socialista in politica estera).

La crisi di Hormutz - che non poteva non essere prevista, nonostante ciò che fa e dice Donald Trump - non deve, infatti, farci distogliere dal significato generale di tali guerre. In risposta a esse dal Mediterraneo Allargato e dal Grande Medio Oriente, si formerà quell’asse giudeo-arabo tanto temuto dalla Russia, dalla Turchia, dall’Iran e dalla Cina, perché tutte le potenze del Patto di Abramo a esso si affiancheranno- dopo il secolare confrontarsi italo-franco-inglese - sotto il cappello degli Stati Uniti. Questi ultimi in una posizione (via NATO e potenza militare autonoma) sempre più dominante, superando ogni remora territoriale vestfaliana, nonostante tutte le balzane trumpiane.

Questo scenario prossimo sancirà, infatti, la trasformazione di quella che si chiamava “globalizzazione” in una nuova sorta di domino mondiale anglosferico-indiano di tipo nuovo (anti-russa, anti-cinese e anti-turca, nella sua versione odierna neo-islamica, che rinnega la tradizione ottomana). Dal Patto di Abramo e dalle guerre israelo-statunitensi contro l’Iran - quali che siano e saranno le sue alterne vicende tempestose destinate a durare anni- la potenza nazionale nord-americana diverrà determinante ancor più di quanto non lo sia stata in passato, dopo la ritirata afghana e la sfida russa che ancora è palpitante. Ma lo diverrà in stretto accordo con Israele e le potenze saudite, come dimostrerà la soluzione che si presenterà come possibile a Gaza, perché solo un controllo militare filo-saudita delle potenze arabe e musulmane (l’Indonesia si è già mossa in questo senso) potrà porre le basi di un futuro anche per le popolazioni palestinesi.

Oggi assistiamo, tra eccidi e guerre che un tempo pensavamo ormai terminate, a un lento ridefinirsi dei rapporti tra i grandi spazi economici della storia economica mondiale: oltre alla Cina, potenza che con la Russia apertamente sfida gli Stati Uniti su scala mondiale, l’India, la Turchia, l’Indonesia, il Giappone, sono alla ricerca di un nuovo ruolo che non può essere solo economico, ma - come sempre è accaduto nella storia del mondo - anche di configurazione del dominio mondiale.

L’India sarà il punto centrale e trainante di questo processo nel Grande Medio Oriente e nell’Indo Pacifico. Ha scelto, infatti, di investire massicciamente in un Medio Oriente ridisegnato dagli interventi di Israele, al cui interno l’Iran e l’“asse della resistenza” di fede sciita - che riesca o meno il cambio di regime a Teheran - saranno sempre più marginali. Modi ha stretto un’alleanza anche con gli Emirati Arabi Uniti, sempre più legati a Washington e a Tel Aviv, e ha smesso di acquistare petrolio dall’Iran, con cui aveva a lungo mantenuto buone relazioni, e ora si prepara a trarre vantaggio dai nuovi equilibri nell’area, mutando radicalmente i fondamenti della sua antica politica estera in Medio Oriente. Per decenni, lo sappiamo, l’India aveva sostenutola lotta per “l’auto-determinazione del popolo palestinese”.

Dopo il pogrom di Hamas questa politica non è più possibile. E d’altro canto, i rapporti economici si sono così consolidati da fare del porto di Haifa in Israele il punto chiave di un nuovo disegno di potenza nel Grande Medio Oriente, isolando Cina e Russia e minacciando l’Iran e le potenze terroristiche dell’area e di cui l’India è il plesso centrale, in un prolungamento strategico che rinnova rapporti secolari. Essi ritornano dopo circa un millennio per sancire un nuovo strategico e benefico rapporto tra mondi destinati a costruire un nuovo asse di dominio del mondo. È con questi occhi rivolti al futuro del Grande Medio Oriente e del Mediterraneo Allargato che dobbiamo seguire le guerre in corso.
Forse non saremmo dominati solo dalla paura.