E' stato recuperato da un aeroporto di Isfahan in disuso il pilota americano rimasto per 36 ore in Iran dopo che il suo F15 era precipitato. A rivelarlo sono state le stesse autorita' di Teheran che hanno ricostruito la vicenda non come un salvataggio, ma come un fallito blitz in territorio iraniano. E che da questa mattina rivendicano come un grande successo la distruzione di due C-130 e due elicotteri Black Hawk che partecipavano alla missione.
Alla missione, secondo il New York Times, hanno partecipato a vario titolo centinaia di militari. Se hanno portato via il pilota da Isfahan, significa che i commando sono penetrati indisturbati o quasi per almeno 400 chilometri in territorio iraniano. Situata sull'altopiano centrale, la provincia dista mediamente tra i 400 e i 600 chilometri dai confini marittimi e terrestri più vicini. Dunque la difesa e l'intelligence iraniana hanno mostrato una falla. Ma anche per gli Usa il bilancio dell'intera operazione è pesante.
Secondo fonti di stampa, da venerdì le forze Usa hanno perso l'F15-E, due C-130 e due elicotteri Hh-60 Black Hawk finiti in fiamme, un piccolo Mh-6 Little Bird i cui resti sono stati trovati oggi, due droni MQ-9 Reaper che facevano d'appoggio ai commando e un A-10 Thunderbolt che l'Iran sostiene di avere abbattuto il primo giorno. Per l'Iran avere inflitto perdite ai potenti mezzi degli Usa nemici è "un'umiliazione" per Washington. Secondo il Wall Street Journal, i velivoli ritrovati oggi in fiamme sono stati invece fatti saltare in aria per evitare che finissero in mano al nemico.




