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Vaccino, il ritardo "fatale" di Ursula von der Leyen: ecco perché dovevamo seguire Trump

Alessandro Gonzato
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Avessimo quell'istrione del presidente americano Donald Trump anziché l'ineffabile presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen oggi buona parte dell'Europa avrebbe già raggiunto l'immunità di gregge, il numero di casi gravi di Covid sarebbe stato inferiore, e di terza dose ne avremmo parlato a Natale e non a fine estate. Ieri Il Tempo ha titolato «Era meglio scegliere Moderna». Il quotidiano romano ha riportato una ricerca dei «Centers for Disease Control and prevention», l'organismo di controllo sulla sanità pubblica statunitense, il cui risultato principale è che il vaccino prodotto da Moderna, appena inoculato, protegge al 93% e nei primi 4 mesi non scende sotto il 92, mentre Pfizer nell'immediatezza dà una copertura del 91 e poi scende a 77, che rimane una buona percentuale, naturalmente, ma sempre 14 punti in meno. 

 

SCELTA POLITICA
Il dato scientifico è eloquente, e se andiamo oltre la ricerca in sé lo è altrettanto quello politico. La Food and Drug Administration americana ha dato il via libera all'uso di Moderna il 19 dicembre. Trump aveva anticipato la decisione di 24 ore e per i Democratici d'Europa e d'Oltreoceano era stato un incosciente. Peccato che gli Usa, 328 milioni di abitanti, grazie alla politica vaccinale di Trump l'11 dicembre avevano già acquistato 200 milioni di dosi di Moderna. L'Ue invece, che di abitanti ne ha 446 milioni, tramite l'Agenzia europea per i Medicinali ha approvato il farmaco soltanto il 6 gennaio e fino ad allora di dosi ne aveva ordinate 160 milioni, 40 in meno degli Stati Uniti. In America era cominciata da giorni la campagna vaccinale di massa e l'Europa ancora traccheggiava. 

Ricordiamo anche un dato che sembra lontano anni luce e invece è di appena 10 mesi fa. A fine 2020 l'Italia in base alla ripartizione europea dei vaccini si era garantita la miseria di 11 milioni di dosi di Moderna a fronte dei 202 milioni di farmaci acquistati: 40 milioni erano Astrazeneca, 54 Johnson&Johnson, 40 Sanofi, 30 Curevac (quest' ultimi due tuttora in fase di analisi) e 27 Pfizer. Ovviamente l'allora commissario all'emergenza Domenico Arcuri aveva lasciato i due vaccini più efficaci e sicuri per ultimi (molta incapacità e un po' di sfortuna), ma ormai è storia. In Italia fino a oggi sono state somministrate 82 milioni di dosi contro il virus: 52 milioni sono Pfizer e soltanto 10 Moderna. 

 

RISULTATI
Detto della maggior copertura da parte di Moderna garantita entro i 4 mesi, diamo conto anche di altri dati riscontrati dagli esperti americani, uno su tutti che l'efficacia media del vaccino contro i ricoveri nel periodo analizzato è risultata più alta per Moderna (93%) rispetto a Pfizer-Biontech (88). «Le differenze tra Moderna e Pfizer», si legge nella relazione, «potrebbero essere dovute a un maggiore contenuto di "mRNA" nel vaccino Moderna, a differenze nei tempi di somministrazione tra le dosi, o a possibili differenze tra i gruppi che hanno ricevuto ciascun vaccino che non sono stati presi in considerazione nell'analisi». Lo studio è stato condotto su un campione di 3.689 persone maggiorenni ricoverate in 21 ospedali statunitensi. 

Così Trump, su Twitter, il 16 novembre: «È stato appena annunciato un altro vaccino: Moderna, efficace al 95%. Per quei grandi "storici", vi prego di ricordare che queste scoperte che metteranno fine alla Peste cinese sono avvenute sotto la mia supervisione». Tra i grandi "storici" il suo successore Joe Biden il quale aveva risposto al tweet (non solo a questo) smorzando gli entusiasmi. Nelle stesse ore, mentre Trump era sul punto di inondare di vaccini gli Stati Uniti, da Bruxelles facevano sapere che per Moderna «stavano negoziando». La cura Ursula. 

 

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