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Ursula von der Leyen, l'imbeccata-Pd dietro le minacce all'Italia

Pietro Senaldi
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Chi semina vento raccoglie tempesta. Il capo della Commissione Ue, ovverosia il governo dell'Unione Europea, rigorosamente non eletto dai cittadini del Vecchio Continente bensì frutto di mediazione, scontri di potere e cooptazioni politiche e burocratiche, ha detto l'ennesima cretinata. La tedesca Ursula von der Layen  ha approfittato di una trasferta negli Stati Uniti, all'università newyorkese di Princeton, per gettare discredito sul centrodestra italiano. In mondovisione, per rendere il tutto più spettacolare ed efficace. State tranquilli, ha detto in sostanza, se dovessero vincere quei tipacci di Meloni e Salvini e le cose prendessero una piega che non ci piace, come in Polonia e Ungheria, «abbiamo gli strumenti per intervenire».

 

 


Apriti cielo, giustamente i due leader sovranisti non ci sono stati, a sottoporsi al processo alle intenzioni, e hanno chiesto chi le scuse, chi le dimissioni della crucca il cui solo merito è essere stata una fedele servitrice della Merkel. La gaffe è stata talmente grande che, per l'occasione, anche la sinistra si è dovuta dissociare, fingendo di indignarsi. Il Pd si è detto sicuro che von der Layen chiarirà, Conte si è dichiarato sconcertato mentre Renzi ha fatto capire che Ursula dovrebbe vergognarsi e imparare a rispettare il voto degli italiani. Povera super commissaria, non essendo particolarmente sveglia si starà ancora chiedendo dove ha sbagliato e perché gli amici italiani di sinistra stavolta la stiano contestando. Noi invece cominciamo a pensare che, a suo tempo, Erdogan e il presidente ugandese non l'avessero ignorata, stringendo la mano in incontri ufficiali solo al presidente del Consiglio Ue, Charles Michel, e non a lei, in quanto sono dei retrivi maschilisti, ma solo perché l'avevano pesata e sapevano chi si trovavano di fronte.


UNA SPROVVEDUTA
Comunque il discorso è molto semplice. Ursula è una sprovveduta ma stavolta non è del tutto colpa sua. A farla sbagliare sono stati proprio i sinistri italiani che ora la criticano. È stato il segretario del Pd, Enrico Letta, a volare a Berlino meno di una settimana fa per far dire al premier tedesco Scholz, leader del Pd germanico, che il nostro centrodestra abbonda di postfascisti e quindi sarebbe una minaccia per la democrazia. E sono stati tutti i dem insieme a girare l'Occidente per bombardare italiani, europei e americani con la manfrina del pericolo nero se, per una volta, il Pd dovesse restare fermo un giro dal governo.

 

 


Tirare il sasso e nascondere la mano, combinare guai e poi fischiettare come nulla fosse, è una specialità della casa tra i postcomunisti. Ora l'hanno perfino affinata: non si limitano a dichiararsi innocenti anche quando sono i soli responsabili, ma addirittura scaricano sui rivali le proprie colpe. La campagna elettorale di Letta non ha fatto che piazzare mine sul percorso del centrodestra, per sabotarne un'eventuale vittoria e preparare le condizioni internazionali per un ribaltone. È quanto sta avvenendo anche con il caro bollette, che arrivano nelle case e nelle aziende degli italiani con la firma del premier Draghi, perché è quando lui era regnante con pieni poteri che sono maturate.


GLI ERRORI DI MARIO
Nessuno la scorsa primavera ha avvisato le persone di quello che sarebbe arrivato. Draghi e il suo governo sapevano da un anno quanto sarebbe successo e non sono riusciti a fare nulla, per volontà o impossibilità. Ora che arrivano le mazzate, la sinistra dice che è tutta colpa del centrodestra e di Conte, che hanno indotto il premier a dimettersi e con un governo in scadenza non si può porre rimedio. Tutte fregnacce. Il governo ha avuto sei mesi per evitare il disastro e ora, anziché trattare con la Germania e con l'Europa, consente loro di insultare il centrodestra, al quale i compagni della sinistra, dopo dieci annidi governo lasciano solo le macerie. E che non si stia facendo nulla per intervenire sulle bollette mentre la Francia le ha congelate per un anno, Spagna e Portogallo hanno messo un tetto al prezzo del gas e la Gran Bretagna si è messa a pagare i conti di famiglie e imprese consente ai maliziosi di sospettare che l'inattività del premier, ma soprattutto della sinistra, non sia dovuta a incapacità ma risponda a un piano politico: si vuole mettere in difficoltà chi verrà, eletto dal popolo, per poi gridare allo scandalo e ridare l'assalto al potere, naturalmente senza ripassare dalle urne. 

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