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Quando Letta e Draghi scrivono sull’Europa le stesse cose di Trump

Ipertrofia burocratica, incapacità di difendersi, eccesso di poteri da parte della Commissione, scarso consenso: punti di vista diversi, diagnosi simili
di Fausto Cariotidomenica 14 dicembre 2025
Quando Letta e Draghi scrivono sull’Europa le stesse cose di Trump

3' di lettura

Ha fatto discutere il passaggio in cui Trump avverte che l’Europa rischia di diventare irrilevante culturalmente ed economicamente entro pochi decenni, a causa di una serie di fattori che include la denatalità. Eppure nemmeno un ottimista come Letta riesce a negare che il problema è enorme: «Negli ultimi tre decenni, la quota dell’Ue nell’economia mondiale si è ridotta, e la sua presenza tra le maggiori economie del pianeta è diminuita drasticamente a vantaggio delle economie asiatiche emergenti». E questa tendenza, scrive, «è in parte determinata da cambiamenti demografici, con l’Ue alle prese con una popolazione in calo e sempre più anziana. In contrasto con la crescita osservata in altre regioni, il tasso di natalità all’interno dell’Unione europea è in preoccupante diminuzione...». Anche per questo, ricorda, «mentre il Pil pro capite negli Stati Uniti è aumentato di quasi il 60% dal 1993 al 2022, in Europa l’incremento è stato inferiore al 30%».

Soprattutto, pur partendo da posizioni diversissime da quelle del presidente americano, né lui né Draghi hanno risparmiato critiche all’architettura e alle istituzioni europee. Ed è proprio per queste ammissioni che i loro rapporti hanno un valore: senza di esse, sarebbero stati il solito elenco di buone intenzioni. Nel piano di rilancio dell’integrazione economica che ha consegnato nel 2024 alle autorità di Bruxelles, l’ex segretario del Pd riconosce che la Ue si è specializzata in una sovrapproduzione di leggi e adempimenti che ha fatto la sfortuna di consumatori e imprese. «Il dinamismo e l’efficienza del mercato unico sono significativamente ostacolati da una complessa rete di sfide, soprattutto a causa dell’eccessivo carico normativo e della burocrazia». Una «iper-regolamentazione» che «impone costi aggiuntivi significativi alle aziende, risultando insostenibile per le Pmi e favorendo involontariamente le imprese non europee». Anche per questo, commenta il politico pisano, gli imprenditori scappano dall’Europa: «Sta crescendo l’insoddisfazione all’interno della comunità imprenditoriale riguardo alla mancanza di una cultura di supporto e facilitazione per le attività economiche. Troppo spesso questa insoddisfazione porta alla tentazione di delocalizzare le attività in Paesi al di fuori del mercato unico dell’Ue, che ora rappresentano un’alternativa credibile». Non solo: «La crescente complessità e il volume sempre maggiore della normativa dell’Unione europea», avverte Letta, creano problemi anche «alle autorità nazionali, spesso ostacolando la loro capacità di attuare efficacemente tali regole». Draghi è ancora più schietto. «Affermiamo di favorire l’innovazione», denuncia nel suo rapporto, «ma continuiamo ad aggiungere oneri normativi alle imprese europee, che sono particolarmente costosi per le Pmi e controproducenti per quelle dei settori digitali.

Più della metà delle Pmi in Europa segnala gli ostacoli normativi e il carico amministrativo come la loro maggiore sfida». E ancora: «Abbiamo molti ricercatori e imprenditori di talento che depositano brevetti», ma «le aziende innovative che vogliono crescere in Europa sono ostacolate in ogni fase da regolamenti incoerenti e restrittivi». La conseguenza è che «molti imprenditori europei preferiscono cercare finanziamenti dai venture capitalist statunitensi e crescere nel mercato Usa». Sono i settori, spiega l’ex presidente della Bce, «in cui l’Ue dovrebbe fare di meno». L’attività legislativa della Commissione, infatti, «è cresciuta eccessivamente», anche per colpa dei parlamenti nazionali, molti dei quali «non esercitano attivamente» il loro diritto di limitare le iniziative di Bruxelles. Occorre «prendere iniziative per rafforzare la capacità amministrativa e il ruolo dei parlamenti nazionali e degli Stati membri nel controllo dell’attività legislativa dell’Ue». Le istituzioni europee hanno un problema di trasparenza nell’uso dei finanziamenti, che persino Letta riconosce. E senza trasparenza non ci può essere legittimazione politica. L’allargamento dell’Unione, gli investimenti per la difesa e la «transizione verde e digitale» costeranno, e «finché non ci sarà chiarezza e trasparenza su come quei fondi saranno individuati e chi li pagherà», mette in guardia Letta, «la preoccupazione tra i cittadini e le forze vitali delle nostre società continuerà a crescere». Dunque, «per evitare reazioni politiche negative» si dovranno dare ai cittadini «risposte chiare, semplici e trasparenti». Incapacità di assumersi responsabilità sulla scena globale, un groviglio di regole che fa fuggire chi vuole investire, una Commissione che legifera anche laddove non dovrebbe, scarsa legittimazione democratica: lo scrivono due icone della Ue come Draghi e Letta, e la distanza chele separa da Trump è assai più breve di quanto si voglia far credere.