Roma, 10 giu. (Adnkronos/Cinematografo.it) - Il 7 gennaio 1978 a via Acca Larentia, nel quartiere romano del Tuscolano, cinque giovani si trovano all'esterno di una sezione del Msi in attesa di andare a svolgere servizio di volantinaggio. All'improvviso alcuni uomini armati si scagliano contro di loro, aprendo il fuoco. Subito ci sono due morti; la sera arriva un'altra vittima. Quell'episodio, conosciuto come la strage di Acca Larentia, apre cinque anni di una tragica cronaca fatta di omicidi, violenza e delitti. Ricostruire quello che è successo tra il 1978 e il 1983 è l'obiettivo di Sangue sparso, lungometraggio d'esordio di Emma Moriconi, presentato questa mattina a Roma, alla stampa. Anni scomodi, episodi alquanto rimossi, collegamenti talvolta nebulosi. Perché parlarne? Dice la regista: "La domanda dovrebbe essere: perché tenere quelle storie chiuse? Quando ho maturato l'idea del film, mi sono messa al lavoro, dandomi come primo compito quello di ascoltare le persone, per avare una ricostruzione dei fatti il più esatta possibile. Ad Acca Larentia c'erano ventenni di cui negli anni successivi non si è sentito più parlare, al punto che ogni celebrazione ha rischiato di proporsi come gesto singolo e non collettivo. Il film non vuole fare apologia né suscitare faziosità. Lancia invece un chiaro messaggio in termini di pace. Il governo di centrodestra ha sprecato molti anni di governo senza riuscire a creare occasioni di dialogo. Quei terribili anni di piombo si sono incastrati tra gli scontri civili del dopoguerra e le confusioni di oggi. Ho voluto fare la storia di una generazione prima che se ne perdesse la memoria". (segue)



