Palermo, 10 giu. - (Adnkronos) - Sognano l'Europa i migranti approdati ieri a Palermo, dopo essere stati soccorsi nel Canale di Sicilia. "Dietro ogni sguardo, una storia diversa, eppure ad ascoltarli hanno tutti uno stesso obiettivo - racconta don Sergio Mattaliano, direttore della Caritas di Palermo, che ne ha preso in carico 260 degli oltre 500 arrivati -: lasciare il Paese di origine, l'Eritrea, dove la condizione economica e la povertà non danno prospettive future, per trasferirsi nell'Europa delle possibilità, dove in molti sperano di poter completare gli studi e lavorare". E' questo, ad esempio, il sogno di M., giovane eritreo, e della connazionale A., che sperano di raggiungere presto l'Inghilterra l'uno e la Norvegia l'altra. Con un inglese stentato e con l'aiuto del mediatore della Caritas raccontano la loro storia. M., il più grande di quattro fratelli, nato a Dekemhare, città vicina alla capitale Asmara, dice di avere 28 anni e di avere trascorso 5 mesi in Libia prima di imbarcarsi per l'Italia. Di questi mesi, ben quattro li ha passati in una sorta di prigione dove ha subito e visto subire parecchi maltrattamenti e atti di violenza. "Per uscire dalla prigione ho dovuto pagare 1200 dollari - dice -. Non mi sembra vero che sono arrivato in Italia, dove però non voglio rimanere perché voglio raggiungere alcuni miei parenti ed amici a Londra. Nel mio Paese non si può lavorare - dice ancora -. Ho scelto di affrontare questo lungo viaggio perché, in Eritrea, avviare le procedure legali per partire è impossibile se non hai conoscenze e tanti soldi. C'è molta corruzione e poi ti costringono a fare un servizio militare molto duro e lungo che nessuno di noi vuole fare. Lo stipendio medio per vivere è di 10 dollari al mese. Mio padre è un soldato - conclude -, ma io ho scelto di non fare la sua strada. Voglio studiare perché mi sono fermato negli studi all'età di 12 anni. Tutto questo spero di realizzarlo a Londra". (segue)



