(Adnkronos) - "Ricordo che già vent'anni fa, ai tempi di Tangentopoli, mi sentivo molto in sintonia con chi diceva che "i magistrati parlano con le sentenze"- spiega il patriarca di Venezia - In un tempo in cui tutti davano interviste, la trovai un'affermazione di metodo saggia, opportuna e volta al vero bene comune. In generale, penso che sia corretto esprimersi su un fatto per ciò che si sa, per conoscenza diretta e completa, nelle sedi appropriate. Il resto tende a sconfinare nella chiacchiera". "Ma credo nessuno debba e possa godere di questa situazione. Penso che sia un momento difficile e faticoso per tutti, anche se con responsabilità ben distinte. Al tempo stesso, però, è una situazione che può essere letta come momento di grazia e di speranza, se fa scaturire davvero quell'esame di coscienza a cui accennavo prima. E questo deve portare ad una ridefinizione delle priorità nella nostra vita individuale e collettiva, anche nella vita della nostra Chiesa", sottolinea mons. Moraglia.



