Catania, 13 giu. (Adnkronos)- "Oggi nemmeno quello che è scritto nelle sentenze definitive vale a 'paralizzare' la vita politica di chi è stato colluso con la mafia". Lo ha affermato a Catania il sostituto procuratore della Repubblica a Palermo, Antonino di Matteo durante il suo intervento, nella serata di ieri, al dibattito sul tema 'Giustizia, riforme, antimafia' organizzato dall'Associazione Addiopizzo al quale hanno partecipato tra gli altri il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri, quello di Messina Sebastiano Ardita ed il giornalista Saverio Lodato. "La sentenza nei confronti del senatore Dell'Utri - ha aggiunto Di Matteo- e' passata in giudicato. Non parliamo di un politico qualsiasi ma, ed è accertato, come Dell'Utri sia stato tra i promotori e gli organizzatori di Forza Italia nel 1994". "Nella sentenza - ha osservato- c'è scritto che per un certo periodo, il senatore Dell'Utri, ha svolto consapevolmente la funzione di intermediario tra i capi della mafia palermitana e siciliana e l'allora imprenditore Berlusconi". "Quando dico che le cose sono peggiorate - ha concluso- lo dico perché oggi ci sono le sentenze definitive ma ancora alcuni di questi personaggi discutono di riformare la costituzione...".



