(Adnkronos) - Il panorama romano, solo parzialmente studiato, viene in questo contesto analizzato anche attraverso l'attività di altre artiste ebree attive nella capitale agli inizi del Novecento. Le sale sono infatti arricchite dalla produzione di Corinna e Olga Modigliani, Annie e Lilly Nathan, Wanda Coen Biagini, Amalia Goldmann Besso e Pierina Levi, alcune delle quali assidue frequentatrici dello studio di Giacomo Balla. Nell'allestimento le opere delle allieve di Balla e di Amelia Almagìa Ambron, amica carissima del pittore e della sua famiglia, fungono da corollario a due splendidi ritratti del maestro: 'Ritratto del sindaco Nathan' e 'Ritratto di Amelia Ambron', concesso in prestito ed esposto per la prima volta in pubblico per questa mostra. Questi lavori sono esemplificativi di una produzione di qualità e costituiscono una prima ricognizione che si auspica germinale per ulteriori studi del settore. La risonanza della voce femminile, nella prima metà del Novecento, è in generale molto limitata, e ciò vale ancor più per le donne ebree. Penalizzate dall'appartenenza ad una minoranza che di per sé ne condiziona l'emergere sulla scena culturale, esse si vedono accomunate alle sorti delle loro contemporanee non ebree dal pregiudizio, tanto infondato quanto radicato, che l'uomo debba essere il solo depositario della vera professionalità. (segue)



