(Adnkronos) - A questo si aggiunge la crisi economica, che condiziona le scelte dei partner. Le cifre confermano questo trend, pur offrendo una duplice lettura del contesto. I dati del Tribunale ecclesiastico regionale, competente in primo grado per Napoli e Caserta e in appello per le altre province campane e per tutte le regioni del Sud esclusa la Puglia, raccontano del boom delle richieste di annullamento del matrimonio tra gli anni '90, quando erano in media 50 all'anno, e i primi del 2000, stabilizzandosi poi poco sopra i 200 casi, 221 nel 2013. Discorso analogo per quanto riguarda l'appello, con le 100 cause del 1990 che si quintuplicano fino al periodo pre-crisi, arrestandosi negli ultimi anni (518 nel 2013). Anche le indagini dell'Istat segnalano l'aumento del tasso di separazioni e divorzi dal 1995 al 2011 rispetto ai matrimoni contratti, con un passaggio dal 7% a oltre il 20%. Rispetto al 1995 le separazioni sono cresciute di oltre il 68% e i divorzi sono raddoppiati. Gli incrementi più consistenti si sono osservati nel Mezzogiorno e in Campania, dove si passa da 70,1 a 221,5 separazioni ogni mille matrimoni. La crisi economica ha però giocato un ruolo importante in questo ambito, tanto che nel 2012 in Italia sono state concesse 90mila separazioni, cifra stabile rispetto alle precedenti rilevazioni. E dove la crisi morde di più, il fenomeno emerge maggiormente. A Napoli, infatti, le separazioni si fermano a quota 7.900 nel 2012, un numero minore rispetto al Nord. Cifre che possono essere lette "come una tendenza alla riduzione della conflittualità tra i partner, ma anche come una maggiore difficoltà a rompere il legame a causa della conseguenze economiche". (segue)



