(Adnkronos) - Rilevando che i cinghiali radioattivi sono la conseguenza del disastro di Cernobyl del 1986, Caramelli ha ricordato che "la nube tossica transitò sulle regioni del Nord del nostro Paese. In Valsesia le ricadute radioattive furono particolarmente intense per la pioggia che cadde in quel periodo. Carcasse di selvatici provenienti da altre aree del Piemonte non hanno rivelato nessuna contaminazione". Nel corso del convegno è stato, poi, sottolineato come, nonostante il calo dei cacciatori, cresca la selvaggina cacciata, che può essere portatrice di rischi per la salute dei consumatori, sia per la presenza di batteri e virus dannosi per l' uomo (influenza aviaria, sars ed ebola sono state le emergenze più eclatanti degli ultimi anni) sia di metalli pesanti e pesticidi di cui potrebbe essere contaminato l' ambiente dove vivono questi animali. E', dunque, importante, hanno rilevato gli esperti, sottoporre i capi uccisi a controlli. La Regione Piemonte si è dotata di un Piano di monitoraggio, ma dal convegno è emerso che ancora oggi solo il 50% del carniere di un cacciatore viene sottoposto ad analisi prima di essere consumato.



