(Adnkronos) - Nel febbraio 2013, continua l'ateneo pavese, Carlo Previderè e Pierangela Grignani, genetisti del Dipartimento di Sanità Pubblica, Medicina Sperimentale e Forense dell'Università di Pavia, hanno ricevuto l'incarico dalla Procura di Bergamo "di analizzare le formazioni pilifere repertate in sede di autopsia sul corpo di Yara Gambirasio e quelle presenti sugli indumenti. Nell'ambito di questo incarico, nel febbraio 2014, veniva fornito loro, per confronto, un campione di popolazione di circa 500 soggetti di sesso femminile, nella speranza di individuare fra questi la madre del soggetto definito ignoto 1, essendo già stato identificato in precedenza in Giuseppe Guerinoni, il padre dello stesso". "Questo accertamento - prosegue l'Università - veniva compiuto focalizzando l'attenzione su una caratteristica peculiare del profilo dell'ignoto, un allele (gli alleli sono geni che si riferiscono al medesimo carattere distintivo, localizzati nello stesso posto dei cromosomi, ndr; fonte Wikipedia) raro di provenienza materna. Veniva, quindi, messo a punto uno specifico saggio per evidenziare questa caratteristica nei campioni. Uno di questi risultava possedere questa caratteristica peculiare, confermata successivamente una volta determinato il profilo genetico completo per 21 marcatori genetici". "Il profilo di tale campione - conclude l'ateneo pavese - veniva confrontato con quello del soggetto ignoto mostrando una piena compatibilità rispetto all'ipotesi di maternità. Questo campione era riconducibile ad Ester Arzuffi, in base all'elenco fornito. Immediatamente la Procura avviava le indagini per identificare il nucleo famigliare di questa donna. Fra questi, veniva individuato in Massimo Bossetti, figlio della signora Ester Arzuffi, il soggetto più interessante per le indagini". In seguito i carabinieri hanno prelevato un campione del Dna di Bossetti, sottoponendolo all'alcool test.



