Milano, 20 giu. - (Adnkronos) - "L'emergenza siriani mette in luce un punto debole del nostro paese: l'assenza di strutture in grado di dare una primissima accoglienza alle persone che scappano dalla guerra e dai conflitti, durante crisi internazionali impreviste. Come era già successo nel 2001 con i profughi libici, ancora una volta ci siamo fatti prendere in contropiede. Allora si trovò la soluzione degli alberghi, ora ci si affida agli enti locali e al privato sociale. La Caritas Ambrosiana ha fatto e sta facendo la sua parte. Ma, ci piacerebbe poter collaborare dentro un piano più generale e coordinato, che eviti improvvisazioni e aggravi ancora di più la già triste condizione di chi ci chiede aiuto". Lo ha detto oggi pomeriggio il direttore di Caritas Ambrosiana, don Roberto Davanzo, inaugurando Casa Suraya, il nuovo centro di accoglienza, in via padre Carlo Salerio 51, che dall'inizio di maggio ospita i profughi siriani che giungono a Milano dopo avere attraversato il canale di Sicilia e aver risalito il paese. La nuova struttura, in via padre Carlo Salerio 51 a Milano, può ospitare fino ad un massimo di 100 persone, comprese le famiglie. Dall'inizio dell'emergenza sono stati accolti 3mila profughi siriani di cui 800 minori e molti neonati. Quanto agli scenari futuri don Davanzo ha ribadito la richiesta avanzata da Caritas Italiana e dalle principali ong: "Serve un corridoio umanitario che consenta ai siriani di chiedere asilo nei paesi europei dove vogliono vivere. Non ci si illuda che alzando barriere, fisiche o legali, si possa impedire che vengano in qualche modo da noi persone che sono tanto disperate da rischiare di morire in mare con i propri bambini. Quelle barriere hanno il solo effetto di incrementare un mercato di uomini in mano a moderni schiavisti".



