(Adnkronos) - Carlo Lissi, che resta in carcere a Pavia, ha ucciso la sua famiglia a coltellate per sbarazzarsi degli ultimi sei anni della sua vita, come ha raccontato lui stesso agli inquirenti. Oggi non c'è spazio per i dettagli scabrosi e cruenti. C'è spazio solo per il ricordo di una madre e dei suoi bambini, Gabriele, di 20 mesi e Giulia, di quasi cinque anni. "Deliziosi", li descrive una maestra, Antonella, che in chiesa racconta: "Avevi quattro anni, che non si arriva a contarli sulle dita di una mano, e avevi sempre il primo bottone sbottonato". Giulia chiamava il fratellino, "sempre col sorriso sulle labbra", 'tato'. Cristina era una "mamma affettuosa". Il loro ultimo viaggio è affidato a tre bare bianche, coperte da rose a loro volta bianche, che escono dalla chiesa verso le 11 applaudite dalla folla in lacrime. Sono almeno tremila le persone che compongono il corteo funebre al cimitero, dove i familiari delle vittime hanno chiesto di poter stare da soli, per qualche minuto di raccoglimento privato, prima che a tutta la comunità sia data la possibilità di lasciare un biglietto o dei fiori vicino alle tombe. "Un gesto incomprensibile accaduto sotto i nostri occhi impotenti ma che non deve far vacillare la comunità", dice il sindaco in chiesa, per l'ultimo saluto alle vittime. Un qualcosa che "devasta la mente", in una mattina che poteva essere "solo una come tante per gli abitanti di Motta Visconti". In chiesa, prendono la parola per un breve addio anche i colleghi di Cristina e i volontari della Croce Rossa, con cui la donna aveva lavorato in passato. (segue)



