(Adnkronos) - Per adesso, oltre alla prova regina del Dna, quello che è "certo che Bossetti la sera del 26 novembre 2010 non si trovava in un luogo diverso da quello in cui è scomparsa Yara" ed "è probabile" che le tracce trovate sulle scarpe e gli indumenti della vittima, ossia polvere riconducibile a calce e piccole sfere di ferro-cromo-nichel, "siano collegate direttamente al contatto che la stessa ha avuto con l'indagato la sera della sua scomparsa". Polveri che non derivano da altri luoghi frequentati dalla 13enne e compatibili con il lavoro dell'indagato. Resta da capire in che modo il 44enne muratore sarebbe riuscito a far salire Yara sul suo furgone, a trascinarla in un luogo isolato dove l'avrebbe aggredita forse per abusare di lei. "Dobbiamo accertare se si tratta di un movente sessuale", si è limitata a dire ieri il pm, mentre nell'ordinanza del gip si ricorda che "non vi sono elementi emergenti dalle indagini che indichino con certezza violenza o attività sessuale. Nella relazione si dà atto che al momento dell'autopsia il reggiseno si trovava slacciato e che all'analisi i gancetti posteriori risultano essere integri e resistenti alla trazione". Un delitto che si colloca verosimilmente "tra le 19 e le 24", in cui Bossetti avrebbe colpito più volte Yara con un piccolo coltello (probabilmente un attrezzo da lavoro) e si sarebbe ferito lasciando quella traccia di sangue da cui si è riusciti a dare un nome a 'Ignoto 1'. Un reperto "abbondante", analizzato in quattro diversi laboratori e che per gli esperti dà un risultato senza margini di errore: sono 21 i marcatori che combaciano nel confronto tra il Dna di Bossetti e quello repertato sugli slip e sui leggings della vittima, ciò significa statisticamente che "un soggetto di sesso maschile su due miliardi di miliardi di miliardi condivide nella popolazione di riferimento tali caratteristiche genetiche". Un risultato, visto l'orientamento della Cassazione, che presenta la natura di prova e non di mero elemento indiziario. (segue)



