Roma, 20 mar. - (Adnkronos) - Anche il reparto dell'ortofrutta può fare la sua parte per ridurre la propria impronta idrica. Basta scegliere l'imballaggio giusto. Secondo uno studio promosso da Bestack, il consorzio non profit di ricerca, e condotto dal Politecnico di Milano per produrre un imballaggio in cartone ondulato si consumano 8 litri di acqua (impronta idrica rilasciata dal processo di trasformazione da cartone ondulato in fogli a cassa) mentre per una doccia di 5 minuti si sono già consumati dai 75 ai 90 litri. Scendendo nello specifico, la Water Footprint di un imballaggio in cartone ondulato per ortofrutta si divide fra diretta e indiretta: quella diretta è appunto quella legata al processo di trasformazione da cartone in fogli a cassa, quella indiretta invece è legata al consumo di acqua dolce per la selvicoltura e la produzione di materia prima vergine (carta). Nel caso del cartone ondulato, secondo il consorzio l'impatto ambientale va considerato in termini positivi, per le peculiarità stesse di questa filiera: le aziende italiane che producono cartone ondulato, infatti, fanno ricorso a materia prima vergine proveniente da foreste gestite in modo sostenibile, con piani di reimpianto superiori a quelli di taglio. Inoltre nella definizione di impronta idrica è fondamentale la localizzazione geografica dei punti di captazione della risorsa: nel caso della carta, essa proviene dalle foreste della Scandinavia, un Paese molto ricco dal punto di vista idrogeologico (diverso, in proporzione, sarebbe l'impatto di un bene prodotto in un Paese caratterizzato da scarse riserve di acqua). Uno studio di Assocarta che ha misurato l'impronta idrica delle aziende italiane che producono cartone ondulato, ha messo in luce che dagli anni Settanta ad oggi questa si è ridotta dei tre quarti.



