(Adnkronos) - Barucci ha sottolineato che, per "fare storia", occorre inquadrare le vicende di Mediobanca nel contesto politico ed economico dell'Italia di allora. "Se non si fa questo, non è storia. Non siamo nemmeno nell'anticamera della storia", ma "siamo alla storia vista dal buco della serratura". Enrico Cuccia, ha ricordato Barucci, era "terribilmente legato all'idea del bilancio in attivo, che gli consentiva l'autonomia dagli azionisti, dal governo e dall'Iri". "Come raccontò Cingano - ha continuato Barucci - sembra che Raffaele Mattioli dicesse che i grandi clienti sono la disperazione dei banchieri, ma i clienti azionisti sono una sciagura". Cuccia, alla capacità di "assicurarsi una buona patrimonializzazione", che lo poneva al riparo dalle interferenze politiche, univa però "la piena disponibilità" nei confronti dei governi, come accadde per i governi Amato I e Ciampi, di cui Barucci è stato ministro del tesoro. L'ex ministro ha anche evidenziato i tratti discutibili della figura di Cuccia, come "il conflitto di interessi tra le Bin e Mediobanca" e la bizzarria di un patto di sindacato che poneva l'azionista pubblico, di gran lunga più pesante di quelli privati, sullo stesso piano di questi ultimi. "Un'anomalia", questa, "che si può discutere, ma non si capisce Cuccia se non si capisce il momento" storico in cui quel patto di sindacato venne siglato. (segue)



