(Adnkronos) - Le prestazioni rese dagli operai venivano fatturate alle ditte locali, che potevano così abbattere i ricavi e quindi dichiarare redditi inferiori su cui pagare le imposte. Dall'altra parte, le fatture emesse creavano un'ingente debito Iva in capo alle ditte riconducibili all'organizzazione napoletana che veniva compensato e spesso annullato da fatture per operazioni inesistenti, nella circostanza pari a circa 5 milioni di euro, emesse materialmente dalla stessa associazione a delinquere attraverso l'utilizzo di 'prestanomi', di solito nullatenenti, e a volte di ignari cittadini, che non presentavano la dichiarazione dei redditi. I lavoratori dipendenti da queste ditte, dietro minaccia di licenziamento, erano costretti a pagarsi i contributi, anche per la quota relativa al datore di lavoro, senza vedersi riconosciute indennita' di malattia, ferie, tredicesima, quattordicesima, maternita', e l'organizzazione criminale tratteneva anche gli assegni familiari loro spettanti. (segue)



