Torino, 24 giu. - (Adnkronos) - Torino e' " una città che tende a sfilacciarsi", in cui "sta crescendo l'indifferenza, se non il fastidio, nei confronti di chi e' in grave difficoltà" e dove "i volti delle fragilita' sono sempre più trasversali perche', ormai, nessuno puo' dirsi al sicuro di fronte all'evolversi spesso imprevisto della situazione". Ma Torino "non deve fare sua la cultura dello scarto, perchè ha le potenzialità e la passione per generare novità, non subire il cambiamento ma governarlo". Cosi' l'arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia nell'omelia della messa in Duomo in occasione della festa di San Giovanni, patrono del capoluogo piemontese. "I numeri della vulnerabilità sono cresciuti perché, più il tempo passa, più gli invisibili che avevano cercato di farcela con le loro forze residue si trovano senza risorse. E nello stesso tempo molti altri cittadini si sono aggiunti a loro ingrossando la già numerosa schiera dei poveri", ha osservato il vescovo. "Molti sono oggi i turisti che scoprono la bellezza di Torino e ne restano affascinati ma possiamo essere soddisfatti di questo, quando l'altra città, quella di centinaia di migliaia di persone e famiglie, soffre dentro periferie esistenziali sempre più pesanti e ingiuste?", si e' chiesto Nosiglia osservando che "i problemi si stanno ulteriormente aggravando, perché vanno a toccare contemporaneamente molti e diversi nodi della vita delle persone, in un processo di addizione continua". "L'impressione è di una città che tende a sfilacciarsi tra punte di successo e altre che possiedono un tessuto economico e sociale che fatica a reggere la competizione, ma - ha sottolineato monsignor Nosiglia - che lotta e guarda al futuro, nonostante tutto, con fiducia. C'è però una crescente parte della popolazione che mi dice: 'Per noi in questa città c'è ancora posto?'. E quello che mi preoccupa è constatare che sta crescendo l'indifferenza, se non il fastidio, nei confronti di questi fratelli e sorelle che sono in grave difficoltà". (segue)



