Roma, 25 giu. (Adnkronos) - "Proviamo insieme pena e sdegno. Dolore per Ciro e disapprovazione per uno spirito sportivo che è andato via via degenerando, diventando l'occasione per costruire affari e strumentalizzare masse". Lo dice all'Adnkronos il filosofo Aldo Masullo, dopo la morte di Ciro Esposito, il tifoso napoletano che si è spento all'alba per le ferite riportate negli scontri prima della finale di Coppa Italia Napoli-Fiorentina, del 3 maggio scorso. "Sviluppo economico, lavoro e cultura sono l'unico antidoto alla violenza negli stadi", spiega il pensatore partenopeo, autore di 'La libertà e le occasioni'. "Come sempre avviene in questi fenomeni -è l'analisi di Masullo- mentre i pochi se ne stanno a guardare e la massa si lascia strumentalizzare, qualcuno -il più innocente, modesto e meritevole di vivere- muore. E' una contraddizione lacerante". Per Masullo, professore Emerito di Filosofia Morale dell'Università 'Federico II' di Napoli, "gli stadi non sono più luogo di divertimento e di passione sportiva o di solidarietà. Spesso sono invece ricettacoli di gruppi di fanatici, non so quanto disinteressati". Ciro Esposito, rimarca l'autore di 'Stati di nichilismo, "è vittima innocente di una follia collettiva, conseguente di un sistema di sfruttamento delle masse che si è impadronito anche del calcio".



