L'Aquila, 25 giu.- (Adnkronos) - "Questa indagine è una nuova dimostrazione esemplare che sta a significare come talune imprese legate al clan dei casalesi riescono ad entrare in alcune aree attraverso quella imprendtoria legale apparentemente pulita, che affidano poi i subappalti ad imprese dei casalesi. La vera forza delle mafie sta fuori dalle mafie, in quella zona grigia che le circonda, e assume rapporti a scopo di profitto". Lo ha detto il procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, che questa mattina ha partecipato all'Aquila alla conferenza stampa convocata per spieigare i particolari dell'operazione "Dirty Job", già definita come una nuova scossa giudiziaria di 'magnitudo' assai alta, che questa mattina ha portato all'esecuzione di 7 ordinanze di custodia cautelare, tre agli arresti domiciliari (Elio Gizzi, ex presidente dell'Aquila Calcio, attuale amministratore e direttore generale della società, e i fratelli Dino e Marino Serpetti) e 4 in carcere (Alfonso, Cipriano e Domenico Di Tella e Michele Bianchini) emesse dal giudice per le indagini preliminari Marco Billi. Gli imprenditori sono tutti aquilani a eccezione di Bianchini, originario di Avezzano (L'Aquila). Il procuratore ha poi criticato la governance della ricostruzione. "L'insufficienza dei controlli è stata agevolata da un quadro normativo molto debole - ha concluso - no affidato a norme vincolanti ma a linee guida puntualmente disattese".



