Milano, 25 giu. (Adnkronos) - La telefonata che diede il via all'inchiesta sulla vendita di una quota Sea al fondo F2i di Vito Gamberale era solo una chiaccherata "tra il serio e il faceto". Cosi' definisce oggi lo stesso Gamberale la conversazione intercettata dalla Procura di Firenze il 14 luglio 2011 nella quale l'amministratore delegato di F2i, conversando col socio del fondo Mauro Maia, aveva parlato del bando di gara per l'acquisto di una quota in Sea e di un appalto "fatto su misura" per le esigenze del fondo. "Tra due conoscenti", dice Gamberale dopo la richiesta di rinvio a giudizio per lui, lo stesso Maia e l'indiano Vinod Sahai inoltarta ieri dalla procura milanese, "ci puo' essere una battuta che inanella serio e faceto...al telefono non sempre due persone possono essere dei frati eremiti che parlano in modo disciplinato". Quella chiaccherata telefonica, è cronaca, venne trasmessa per competenza alla procura di Milano dove il procuratore aggiunto Francesco Greco la bollò subito come "atti non costituenti notizia di reato". Ma non era a lui che quelle carte sarebbero dovute andare, ma al collega Alfredo Robledo. Il fascicolo passa così al 'capo' Edmondo Bruti Liberati che, per sua stessa ammissione, le 'dimentica' per mesi prima di consegnarle a Robledo. Il quale lavora all'ipotesi di una turbativa d'asta ipotizzando che ci fosse stata un'interferenza da parte di F2i sul Comune in merito al bando di gara che invece, sottolinea oggi Gamberale "fu trasparente e indipendente" e non certo "su misura". Un'ipotesi, insomma, diventata alla fine "insussistente per la stessa procura". Ma spento un faro, ricostruisce Gamberale, se n'è acceso un altro "quello sull'indiano", cioè Vinod Sahai, il procuratore della società indiana che cercò di partecipare al bando ma in ritardo e, emerge oggi dagli atti, non con un'offerta ma solo una manifestazione d'interesse. Eppure gli inquirenti hanno chiesto il rinvio a giudizio convinti che ci fosse una sorta di 'patto occulto' tra F2i e l'indiana Srei per la Sea.



