(Adnkronos) - Nuovi sopralluoghi, perizie neurologiche e tecniche, interrogatori e colpi di scena caratterizzano anche il processo d'appello che si protrae per oltre un anno e mezzo. Il legale Carlo Taormina nel novembre 2006 rinuncia al mandato in aperta contestazione con la Corte e con quella che per lui, come ha ripetuto più volte, e' "una sentenza già scritta". D'ora in avanti sarà un legale d'ufficio ad occuparsi del processo, l'avvocato Paola Savio, che dopo qualche mese diventa avvocato di fiducia. Il procuratore generale, Vittorio Corsi e l'avvocato Savio si confrontano per due udienze ciascuno. Il primo, al termine di una requisitoria durata diverse ore, nella quale, uno dopo l'altro, analizza tutti gli elementi 'clou' del processo, dall'arma del delitto (mai trovata), al pigiama, dagli zoccoli, al calzino mancante, al ruolo che la famiglia Franzoni ha svolto negli anni in cui si è dipanata la vicenda, chiede, per Annamaria la conferma della sentenza di primo grado, 30 anni, non senza prima averla invitata a confessare ed aver invocato la 'pietas' della Corte. L'avvocato difensore risponde con due giornate di arringa durante le quali ribatte punto per punto alle affermazioni dell'accusa e al termine chiede l'assoluzione piena per la sua cliente. Qualche giorno dopo il pg replica, conferma la sua accusa e chiede nuovamente ad Annamaria il coraggio della confessione, mentre la difesa il coraggio lo chiede alla Corte. (segue)



