(Adnkronos) - Sia a Milano città sia nei comuni extracapoluogo, si assesta al 68% la quota di abitazioni in cui la persona straniera vive da sola o con la propria famiglia. Gli stranieri che possiedono una casa di proprietà sono circa un quinto del totale a Milano città e uno su quattro nell'hinterland. In entrambi i territori diminuiscono gli stranieri costretti a sistemazioni abitative precarie: si tratta del 7% a Milano città e del 6% nel resto della provincia. Marginale la quota di immigrati ospitati nei centri di accoglienza: 1% nel capoluogo, 2% nei comuni circostanti. Per quanto riguarda la condizione familiare il rapporto evidenzia che, nel capoluogo, gli immigrati coniugati sono il 51% tra gli uomini e il 56% tra le donne, mentre nell'hinterland la situazione si ribalta e gli uomini coniugati sono il 60%, le donne il 47,4%. Una curiosità relativa ai non coniugati è che la quota di donne nubili è sostanzialmente identica in entrambi i territori (28%), quella degli uomini celibi è sensibilmente maggiore nel capoluogo (43,2%, contro il 33,6% dell'hinterland). Il tasso di disoccupazione tra la popolazione immigrata aumenta sia a Milano città (19,7%, +0,3% rispetto al 2012), sia nell'hinterland (13,8%, +2,4%) e interessa prevalentemente gli asiatici a Milano città (disoccupato il 26%) e gli est-europei non comunitari nei comuni dell'hinterland (24%). La disoccupazione colpisce maggiormente la popolazione maschile: quasi uno su quattro a fronte del 16% delle donne nel capoluogo e il 21% contro il 6% femminile nei restanti comuni. Gli uomini sono tuttavia maggiormente impiegati in maniera regolare a tempo indeterminato: circa tre su dieci, a fronte di una donna su quattro. Le donne mostrano una maggiore occupazione part time (15% nel capoluogo e 11% nei restanti comuni). Gli uomini stranieri risultano più propensi rispetto alle donne al lavoro autonomo: 9% a Milano città e 10% nei comuni extracapoluogo. Le professioni maggiormente svolte dagli stranieri nel capoluogo sono l'addetto alle pulizie (un uomo su dieci), il domestico a ore (16% delle donne) e il muratore (poco meno di un uomo su dieci). Nei restanti comuni, il contingente femminile mostra una maggioranza relativa di domestiche a ore (16%) e assistenti domiciliari (15%), mentre gli uomini in circa un caso su nove sono operai generici dell'industria. (segue)



