Palermo, 28 giu. - (Adnkronos) - E' bufera in Sicilia dopo la decisione di sopprimere la sezione del Tar di Catania, sulla base di quanto previsto dal decreto legge 90 sulla semplificazione e la trasparenza amministrativa e l'efficienza degli uffici giudiziari. Dopo le proteste di diversi esponenti politici, questa volta a scendere in campo è l'Ance Sicilia, che annuncia la citazione per danni dello Stato ed invita tutte le altre associazioni imprenditoriali a fare lo stesso. "Ben vengano riforme e spending review se semplificano la vita ai cittadini e riducono la spesa pubblica - dice Salvo Ferlito, presidente di Ance Sicilia -. Ma la soppressione della sezione di Catania del Tar non solo non farà risparmiare nulla, ma si tradurrà in un danno di decine di milioni di euro per l'erario, i cittadini e le imprese". Il decreto, infatti, prevede che il personale che opera a Catania venga trasferito nel capoluogo siciliano. "Ma la sede di Palermo, che è più piccola per dimensioni e organico - spiega Ferito -, non può accogliere altri 20 magistrati e gli amministrativi di Catania, che per dimensioni è il terzo ufficio giudiziario amministrativo d'Italia, dopo le sedi di Roma e Napoli". Per Ferito, allora, sarà "necessario cercare un altro locale più ampio, con aggravio di costi per lo Stato, cioè noi. Nel frattempo, trasferendo a Palermo le cause in corso, si rischia la paralisi della giustizia amministrativa in Sicilia, che vedeva pendenti al 31 dicembre scorso 54.445 ricorsi al Tar di Catania e 11.809 a quello di Palermo, per un totale di 66.254, che frattanto saranno arrivati a circa 70mila in questi mesi. Una situazione di arretrato unica in Italia, seconda solo al Tar di Roma con 84.451 ricorsi pendenti". (segue)



