Roma, 23 apr. (Adnkronos Salute) - Per la terza volta in meno di un mese un tribunale ordinario chiama in causa la Corte costituzionale per esaminare la norma della legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita, che vieta il ricorso alla fecondazione eterologa. Una procedura che prevede l'utilizzo di gameti 'donati' da persone esterne alla coppia impossibilitata ad avere figli in maniera naturale. Dopo i giudici di Milano, che il 4 aprile scorso hanno emesso la prima nuova ordinanza che solleva la questione di legittimita' costituzionale della norma di fronte alla Consulta, e' stata poi la volta di quello di Catania, il 13 aprile, e oggi del tribunale di Firenze. Ma per le coppie ricorrenti e i loro legali questa non e' una sorpresa: anzi, erano in attesa di queste tre nuove ordinanze dopo che, nel maggio 2012, la Corte costituzionale, investita una prima volta della questione, aveva deciso che sarebbe stato compito proprio dei tribunali ordinari di Firenze, di Catania e di Milano accertare, alla luce di una sentenza in materia della Corte di Strasburgo, "se ed entro quali termini permanga il denunciato contrasto", che li aveva spinti a sollevare davanti alla Consulta la questione di legittimita' costituzionale del divieto di fecondazione eterologa. Una sorta di 'restituzione degli atti' ai giudici ordinari, alla luce della sentenza della Grande Camera del 3 novembre 2011, decisa affinche' procedessero "a un rinnovato esame dei termini delle questioni". La Grande Chambre della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo aveva legittimato, di fatto, il no al ricorso alla donazione di ovuli e sperma per avere un figlio stabilito da un tribunale austriaco, che aveva impedito a due coppie il ricorso a tecniche di fecondazione eterologa. Secondo le previsioni di uno degli avvocati che segue le coppie infertili in questo nuovo percorso, Maria Paola Costantini, "presumibilmente l'udienza della Consulta sara' fissata fra giugno e settembre".




