Trieste, 23 apr. (Adnkronos) - Un'equipe di ricercatori di Elettra, dell'ospedale Burlo Garofolo e dell'Universita' di Trieste chiarisce i meccanismi alla base della tossicita' dell'amianto. Frutto di un'innovativa analisi su campioni di tessuto polmonare provenienti da pazienti esposti all'amianto, gli ultimi risultati ottenuti dal gruppo triestino, in collaborazione con ricercatori del sincrotrone francese Esrf e dell'Universita' di Udine, mettono in luce il ruolo fondamentale del ferro nello sviluppo del mesotelioma e conquistano le pagine di 'Scientific Reports', rivista del gruppo 'Nature'. La pericolosita' dell'amianto e' legata alla sua struttura fisica: le sue microscopiche fibre sono facilmente inalabili e possono depositarsi nei polmoni causando diverse malattie fra cui l'asbestosi (presenza di cicatrici nel tessuto polmonare), il tumore al polmone e, appunto, il mesotelioma. I meccanismi precisi che spieghino la potenza cancerogena dell'amianto, non sono tuttavia del tutto chiari, anche se la tendenza delle fibre (gia' riscontrata in diversi studi) ad assorbire il ferro circostante alterandone l'equilibrio, sembra essere una caratteristica fondamentale alla base della loro tossicita'. "Indice inequivocabile dell'esposizione all'amianto - spiega Clara Rizzardi, medico dell'Universita' di Trieste - e' la formazione dei cosiddetti corpi dell'amianto, o corpi dell'asbesto nel tessuto polmonare. Strutture, queste, che nascono dalla deposizione attorno alle fibre d'amianto di ferro libero, proteine che trasportano il ferro, mucopolisaccaridi e altri materiali. Un tentativo dei macrofagi polmonari (cellule deputate alla difesa del tessuto) di isolare l'intruso avvolgendolo con una sorta di conchiglia ma, d'altra parte, un enorme serbatoio di ferro che, in quantita' eccessiva e se liberato, puo' risultare tossico per il dna cellulare". (segue)



