Libero logo

Ferragosto, il Ministro Piantedosi e il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri Salvatore Luongo accanto a chi serve lo Stato: grazie alle donne e agli uomini in divisa, e alle famiglie che ogni giorno condividono il loro sacrificio

di Andrea Pasinimercoledì 26 agosto 2026
Ferragosto, il Ministro Piantedosi e il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri Salvatore Luongo accanto a chi serve lo Stato: grazie alle donne e agli uomini in divisa, e alle famiglie che ogni giorno condividono il loro sacrificio

7' di lettura

Ci sono giornate nelle quali il significato di una divisa si comprende più che in altre. Ferragosto è una di queste.
Mentre gran parte del Paese rallenta, le famiglie si riuniscono e milioni di persone cercano qualche ora di serenità, c’è un’Italia che non si ferma. È l’Italia delle caserme illuminate, delle pattuglie sulle strade, delle sale operative, dei controlli, delle emergenze e degli interventi e’la vicinanza agli anziani soli che non possono essere rimandati al giorno successivo.
È l’Italia delle donne e degli uomini che hanno scelto di servire lo Stato.
Ed è soprattutto a loro che vogliamo dedicare queste parole.
La presenza del Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi accanto al personale impegnato nel giorno di Ferragosto assume, a nostro avviso, un significato che supera la dimensione puramente istituzionale.
Essere presenti significa riconoscere concretamente il lavoro di chi, mentre il Paese festeggia, continua a garantire sicurezza, legalità e soccorso. Per questo al Ministro Piantedosi va il nostro più sincero apprezzamento: aver scelto di dedicare quella giornata anche alle donne e agli uomini in servizio rappresenta un segnale di vicinanza verso persone che troppo spesso ricordiamo soltanto quando abbiamo bisogno del loro aiuto.
Altrettanto significativo è stato il gesto del Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Generale di Corpo d’Armata Salvatore Luongo, vicino alle sue Carabiniere e ai suoi Carabinieri in una giornata nella quale tante e tanti erano lontani dalle proprie famiglie.
Perché un comandante non guida soltanto attraverso ordini, responsabilità e decisioni.
Un comandante guida anche attraverso la presenza.
Attraverso l’esempio.
Attraverso la capacità di far sentire alle proprie donne e ai propri uomini che il loro sacrificio viene visto, compreso e rispettato.
E questo, per chi indossa una divisa, può avere un valore enorme.

Perché distro ad ogni divisa c’è sempre una persona che va rispettata.
Quando vediamo una pattuglia attraversare le nostre città, molto spesso vediamo soltanto un’uniforme.
Ma dentro quell’uniforme c’è una persona.
C’è una donna o un uomo con una famiglia, dei genitori, dei figli, una moglie, un marito, una compagna o un compagno.
Ci sono affetti che aspettano il loro ritorno a casa.
C’è qualcuno che conosce la stanchezza di un turno difficile, il peso della responsabilità e la consapevolezza che una chiamata apparentemente ordinaria possa trasformarsi, nel giro di pochi istanti, in un intervento pericoloso.
Chi opera sulle nostre strade non può sapere sempre cosa troverà dietro una richiesta d’aiuto.
Eppure parte.
Interviene.
Risponde alla chiamata.
Fa il proprio dovere.
Ed è proprio dietro questa apparente normalità che si nasconde uno degli aspetti più nobili del servizio: essere disponibili ad aiutare una persona che magari non si è mai vista prima, arrivando, quando necessario, a mettere a rischio la propria incolumità.
Non dovremmo mai considerarlo scontato.
Poi ci sono loro: le famiglie.
Sono forse la parte più silenziosa di questa grande macchina al servizio dello Stato.
Dietro una Carabiniera, un Carabiniere e dietro ogni appartenente alle forze dell’ordine ci sono spesso persone che condividono inevitabilmente una parte delle rinunce imposte dal servizio.
Ci sono figli che trascorrono una festività senza mamma o papà.
Ci sono genitori che continuano a preoccuparsi anche quando quella figlia o quel figlio sono ormai adulti e indossano con orgoglio un’uniforme.
Ci sono mogli, mariti, compagne e compagni che conoscono turni imprevedibili, telefonate improvvise, notti di servizio, festività trascorse separati e quella naturale preoccupazione che accompagna chi aspetta a casa una persona impegnata nella tutela della sicurezza degli altri.
Anche a loro vogliamo dire grazie.
Perché dietro il sacrificio di chi serve lo Stato esiste spesso il sacrificio discreto di chi aspetta il suo ritorno.
Un sacrificio che non compare nelle fotografie ufficiali, che difficilmente finisce sui giornali, ma che merita tutta la nostra riconoscenza.
Non ricordiamoci delle forse dell’ordine solo quando abbiamo bisogno di loro.
Come cittadini commettiamo talvolta un errore: ci ricordiamo delle forze dell’ordine soprattutto nel momento della paura o dell’emergenza.
Quando subiamo un furto.
Quando assistiamo a un incidente.
Quando ci troviamo davanti a una situazione di pericolo.
Quando abbiamo bisogno che qualcuno arrivi rapidamente in nostro aiuto.
In quei momenti una voce dall’altra parte del telefono e una pattuglia che arriva rappresentano sicurezza, protezione e presenza dello Stato.
Ma quelle donne e quegli uomini ci sono anche quando non abbiamo bisogno di chiamarli.
Sono sulle nostre strade mentre dormiamo.
Sono nelle caserme quando festeggiamo.
Sono nelle sale operative mentre siamo a tavola con le nostre famiglie.
Ci sono con il caldo di agosto e nel freddo dell’inverno.
Ci sono a Ferragosto, a Natale, a Pasqua, a Capodanno e durante quei fine settimana che per milioni di cittadini significano riposo e che per loro possono rappresentare semplicemente un altro turno da svolgere.
La sicurezza non nasce dal nulla.
È il risultato quotidiano del lavoro di donne e uomini che controllano, prevengono, intervengono e assumono responsabilità che, in determinate circostanze, possono significare mettere a rischio la propria vita.
E il gesto meraviglioso che ha fatto il Comandante Geberale Dell’Arma dei Carabinieri Salvatore Luongo non era scontato. 
È per questo che la vicinanza manifestata dal Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri Salvatore Luongo alle sue donne e ai suoi uomini ci ha particolarmente colpito.
In una giornata simbolica come Ferragosto, essere accanto a chi è in servizio significa trasmettere un messaggio semplice ma importante: nessun turno è scontato, nessuna rinuncia è invisibile, nessun sacrificio deve essere dimenticato.
Dietro ogni grado rimane una persona e dietro ogni grande istituzione ci sono migliaia di donne e uomini che quell’istituzione la fanno vivere ogni giorno attraverso il proprio lavoro.
A loro va il nostro rispetto.
E al Generale Luongo va il nostro plauso più sentito  per aver voluto manifestare concretamente questa vicinanza.
Il Ministro Piantedosi anch’esso come fa ogni anno a ferragosto esprime la sua vicinanza e il suo ringraziamento ai nostri eroi in divisa.
Lo stesso sentimento di apprezzamento vogliamo rivolgerlo al Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che proprio nel giorno di Ferragosto ha scelto di incontrare e salutare personale impegnato nei diversi settori della sicurezza, del soccorso e della protezione dei cittadini.
Una presenza che assume un significato particolare.
Perché le istituzioni sono anche questo: esserci.
Essere accanto alle persone quando lavorano lontano dalle proprie famiglie.
Guardarle negli occhi.
Ringraziarle.
Stringere la loro mano in segno di rispetto.
Far comprendere che il loro lavoro non viene considerato semplicemente un obbligo professionale, ma un servizio fondamentale per la vita democratica e civile del Paese. Al Ministro Piantedosi va quindi il nostro plauso per questa attenzione e per la vicinanza manifestata alle donne e agli uomini che hanno trascorso Ferragosto lavorando per tutti noi.
Il nostro grazie va a tutte le donne e agli uomini che servono lo Stato.
Questo ringraziamento non può però fermarsi a una singola istituzione.
Va alle donne e agli uomini dell’Arma dei Carabinieri.
Va alle donne e agli uomini della Polizia di Stato.
Va alle donne e agli uomini della Guardia di Finanza.
Va alle donne e agli uomini dei Vigili del Fuoco.
Va alle donne e agli uomini della Polizia Penitenziaria.
Va alle donne e agli uomini delle Capitanerie di Porto–Guardia Costiera e a tutte le componenti dello Stato che, ciascuna secondo le proprie competenze, garantiscono sicurezza, soccorso, legalità e tutela della collettività.
Ogni uniforme ha una storia.
Ogni turno ha una famiglia che aspetta.
Ogni intervento porta con sé una responsabilità.
E ogni donna e ogni uomo che serve lo Stato con disciplina e senso del dovere merita rispetto.
Grazie non soltanto a ferragosto.
Questo, allora, non vuole essere soltanto un articolo dedicato a una giornata particolare.
Vuole essere un pensiero rivolto a chi questa mattina è uscito di casa indossando una divisa.
A chi questa notte salirà su una pattuglia.
A chi entrerà in una sala operativa.
A chi risponderà alla richiesta d’aiuto di una persona sconosciuta.
A chi dovrà prendere una decisione difficile in pochi secondi.
A chi tornerà a casa stanco e forse non racconterà nemmeno alla propria famiglia tutto ciò che ha vissuto durante il turno.
E a chi potrebbe trovarsi, senza preavviso, davanti alla necessità di rischiare la propria vita per proteggere quella degli altri.
A tutte e a tutti loro diciamo semplicemente:
grazie.
Grazie alle donne e agli uomini dell’Arma dei Carabinieri.
Grazie alle donne e agli uomini che ogni giorno servono lo Stato.
Grazie a chi veglia sulle nostre città, sulle nostre strade e sui nostri territori.
Grazie alle vostre famiglie, che condividono una parte delle vostre rinunce.
Grazie ai vostri figli, ai vostri genitori e agli affetti più cari che aspettano il vostro ritorno ogni volta che uscite per un turno.
Il nostro ringraziamento non può durare soltanto il tempo di Ferragosto, di una ricorrenza o di una cerimonia.
Deve accompagnarvi 365 giorni all’anno.
Perché mentre viviamo liberamente la nostra quotidianità, mentre accompagniamo i figli a scuola, andiamo al lavoro, partiamo per le vacanze o semplicemente dormiamo nelle nostre case, da qualche parte c’è una donna o un uomo in divisa che continua a vigilare.
E quella presenza rappresenta una parte della nostra sicurezza e della nostra libertà.
Al Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, al Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri Salvatore Luongo, a tutte le donne e gli uomini dell’Arma e a tutte le donne e gli uomini che quotidianamente servono lo Stato va il nostro più profondo rispetto.
Alle loro famiglie e ai loro affetti più cari va la nostra riconoscenza.
E a ciascuna e ciascuno di loro, con il cuore, vogliamo dire una parola che non dovrebbe mai diventare una formalità:
GRAZIE.
Grazie oggi, grazie domani, grazie ogni giorno dell’anno.

ti potrebbero interessare