Roma, 24 mag. (Adnkronos) - Quanto costa crescere un figlio? Poco più di 8000 euro l'anno mentre, tra detrazioni e assegni familiari, dallo Stato arrivano in casa poco più di mille euro a figlio. Lo denuncia l'Associazione nazionale famiglie numerose (Anfn), che ha condotto uno studio, prendendo spunto dall'osservazione delle voci di spesa di un campione di coppie che hanno messo al mondo uno o più figli e con un reddito familiare di circa 50mila euro l'anno. In particolare vengono prese in esame 18 voci di spesa: dal cibo ai vestiti, dall'acqua al gas per il riscaldamento, dai trasporti agli impegni extrascolastici dei figli, fino alle spese di affitto o di manutenzione della casa che i genitori condividono con i loro pargoli. La somma delle varie voci di spesa, secondo lo studio Anfn, ammonterebbe a 8.181,547 euro all'anno a figlio, cui sono da aggiungere 2.693,33 annui per la crescita di bambini al di sotto dei tre anni di vita - baby sitter, carrozzine, pannolini, letti ed accessori, spese definite di 'impianto della nuova creatura'. In particolare le famiglie spendono soprattutto per il cibo (poco meno di 4mila euro l'anno a testa), l'affitto, la rata del mutuo o la manutenzione della casa di proprietà (2.500 euro l'anno pro-capite) i vestiti (1321 euro), le gite e il materiale scolastico (520 euro) l'attività sportiva o ricreativa (475 euro) le spese di riscaldamento (444,63), di elettricità (247,84) o di acqua (102 euro a figlio). "In dieci anni - commenta Alessandro Soprana, direttore dell'Osservatorio politico di Anfn - la spesa per l'elettricità, nonostante le liberalizzazioni è cresciuta dell'85%. Quella relativa alla proprietà della casa del 61,74% (passando dai 58,89 euro di spesa pro-capite dell'Ici versata nel 2003 ai 95,25 euro pro-capite del 2012). La bolletta dell'acqua è lievitata, in dieci anni, del 40% (da 77,77 euro a figlio del 2003 a 102 euro del 2012), le spese scolastiche sono aumentate del 33 per cento (da 390 euro a figlio del 2003 a 520 del 2012). Unica voce in calo la spesa per il metano, scesa da 470,75 del 2003 ai 444,63 di oggi (-5,5%)". Ma se le spese di crescita per ogni figlio superano le 8mila euro l'anno, le detrazioni di cui usufruiscono papà e mamma, entrambi lavoratori dipendenti - uno con stipendio da 30mila e l'altra da 20mila - ammontano a 700 euro (717 se il bambino ha meno di tre anni) l'anno a figlio, con un incremento a 1242 l'anno a figlio se i figli a carico sono quattro o più di quattro. Gli assegni familiari varieranno, invece, al crescere del numero dei figli: per il primo figlio la coppia - se sposata - riceverà 376 euro l'anno, per il secondo ulteriori 312 euro l'anno, per il terzo 919 euro l'anno in più rispetto alle famiglie con due figli a carico, per il quarto 623 euro l'anno rispetto alle famiglie con tre figli. Una curiosità: gli assegni familiari per le coppie conviventi e quelle separate - osserva l'Anfn - è decisamente superiore, mediamente il doppio. Insomma, spiccioli. Sarà per questo che il numero delle famiglie al di sotto della soglia di povertà relativa cresce al crescere del numero dei figli: secondo l'Istat, nel 2011, erano scese al di sotto di quella soglia 15 famiglie su 100 tra quelle che avevano due figli e ben 27 su cento tra quelle che avevano tre figli. Dopo due anni, la situazione non è certo migliorata, anzi. "Le conclusioni sono fin troppo ovvie - commenta Giuseppe Butturini, presidente dell'Anfn- lo Stato non riconosce a sufficienza il carico che si assume una coppia mettendo al mondo un figlio. Eppure un figlio è un investimento per lo stesso Stato: senza il lavoro dei nostri figli, noi genitori non potremo mai permetterci una pensione. Occorre dunque 'invertire la rotta' se non vogliamo essere condannati 'al suicidio demografico'", ammonisce.



